Cagnacci e i Carmelitani

Rimini - Notizie Borgo San Giovanni - mer 20 apr 2011
di Annamaria Bernucci

Una fuga d'amore finita male
Il pittore si rifugiò nella chiesa di San Giovanni per sfuggire all'arresto

I Carmelitani erano in fibrillante attività in quegli anni a Rimini anche in ragione di una proficua parentela: Ottavio Corsini fu presidente di Romagna dell'ordine dal 1626 al 1636 ed era parente dello stesso Andrea Corsini santificato nel 1629. Ma sono le traversie e gli intrecci di una vicenda sentimentale ed umana particolare ad avere un ruolo sostanziale nella commissione del quadro e nella sua realizzazione. Guido Cagnacci, il pittore dai natali santarcangiolesi, è da tempo legato ai carmelitani, già dal 1628 per scampare a guai giudiziari si mette sotto la protezione della chiesa di S.Giovanni Battista: del resto con le nuove figure di santi appena entrati nella devozione popolare non sarebbero mancati spunti per la sua pittura così densa di emozione mistica e di grande forza naturalistica. Dietro alla storia del quadro si insinua una vicenda che ha tratti romanzeschi, specchio di costumi castigati e di una società fortemente divisa in censi. Guido Cagnacci, come ha raccontato e approfondito con sensibile ampiezza in più di un'occasione Pier Giorgio Pasini, era stato bandito dalla città per la sua relazione con la nobildonna Teodora Stivivi vedova del conte Battaglini; il progetto di matrimonio con il pittore naufragò per l'intervento delle famiglie, in particolar modo della ricchissima famiglia Battaglini. Il fattaccio si consumò nel 1628 ed ebbe anche un finale a tinte fosche; i due amanti sottoscrissero un impegno privato di matrimonio alla presenza di testimoni con l'intento di fuggire, lei si nascose nel borgo S.Giovanni, travestita da uomo presso la casa di mastro Giovanni Padovano, un artigiano che faceva il carraro e il marangone, ma grazie alla delazione del padre del pittore Cagnacci fu arrestata. Guido Cagnacci si riparò in quella notte del 21 ottobre 1628 nella chiesa dei Carmelitani, schivando l'arresto ma non il bando dalla città. La vedova invece fu costretta dopo una detenzione di un paio d'anni a nozze riparatrici con un giovane nipote al fine di preservare dalla dispersione il patrimonio di famiglia. Forti della protezione accordata i carmelitani commissionarono la pala al talentuoso pittore, che fu capace di una delle testimonianze artistiche più alte del ‘600 italiano, nuovo, intenso di realtà, misticismo e poesia.

La pala dei tre Santi

La chiesa di S.Giovanni, una delle più importanti di Rimini, deve in parte la sua notorietà anche alla presenza del celebre dipinto di Guido Cagnacci detto 'pala dei tre Santi carmelitani' e cioè Andrea Corsini, Teresa d'Avila, Maria Maddalena de' Pazzi, canonizzati negli anni venti del '600. Il dipinto che si conserva nel primo altare a sinistra entrando nella chiesa è inserito in una importante ancona lignea coeva all'esecuzione, cioè attorno al 1630, per quanto non ci siano pezze documentarie a suffragare tale data, resta una pietra miliare nella cronologia del pittore e nella ricostruzione del suo percorso artistico. L'ordine carmelitano resse la chiesa dal 1573 al 1797, anno in cui con l'occupazione napoleonica vennero soppressi moltissimi conventi.

Un ordine che si ispira al profeta Elia
I primi frati a Rimini nel 1573

I Carmelitani derivano il loro nome dal monte Carmelo dove il profeta Elia, 'il profeta di dio vivente' fu mandato a redimere il Re di Samaria, Acab, che si era reso gravemente colpevole, istigato dalla perversa moglie Gezabele, di aver servito l'idolo Baal. I carmelitani si diffusero in Europa dalla Terrasanta dopo le prime crociate; furono eremiti ed ebbero un acclamato rappresentante nell'inglese Simone Stock che ebbe in sorte la miracolosa visione della vergine con lo scapolare dando inizio dalla metà del XIII secolo alla sua venerazione (detta appunto Madonna del Carmelo).
I carmelitani a Rimini fondarono il convento nel 1573 secondo i dettami tridentini ben accolti dall'ordine e ampliarono la chiesa nel borgo di S.Giovanni (già S.Bartolo e S.Genesio) dotandolo di un convento nel 1617; oculati e previdenti anche nella ricostruzione della loro chiesa danneggiata dal terremoto del 1672, divennero molto popolari e seguiti specie per la loro venerabile Madonna del Carmine o del Carmelo. Il loro stemma campeggia ancora al centro della navata che culmina nella profonda abside; l'intero impianto della chiesa ha movenze tardo rococò e si deve alla maestria di Gaetano Copioli che tra il 1767 e il 1772 portò a compimento il suo ammodernamento.

 

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