Buona la seconda; anzi no, la terza

RIMINI - Notizie satira - mer 06 apr 2011
di Nando Piccari

Il pesce d'aprile della Lega
Rottamati i manifesti di Lombardi e Formica, tocca a Renzi

Lo dico senza ironia: non posso fare a meno di solidarizzare con Marco Lombardi, costretto ad auto-defenestrarsi da candidato sindaco dopo solo poche ore per il tracotante veto dell'indigena tribù leghista, che Pini (alias "Piloni") comanda a bacchetta da Forlì. 

Fedele al motto "non c'è due senza tre", il PdL riminese è dunque riuscito anche stavolta a rispettare la tradizione di buttare al macero il manifesto elettorale con la faccia della sua prima scelta. Era già successo nel 2001 con Lisi e nel 2006 con Tadei, ma stavolta i nostri berluscones hanno fatto le cose ancora più in grande; prima affondando il povero Formica, che pure era stato a lungo esibito come un provvidenziale dono della "società civile"; e subito dopo bruciando la già ufficializzata candidatura del loro capo riminese, per ripiegare alla fine sulla terza scelta: Renzi, inviso alla maggior parte di loro, ma proprio per questo acclamato a gran voce dalla Lega. Per la gioia di Hera (e credo anche di Enrico Santini) a far compagnia al poster di Lombardi è confluito nel cassonetto della raccolta differenziata pure quello di tale Casadei, già pronto alla corsa solitaria nell'improbabile eventualità che il PdL avesse saputo tener testa al ricatto leghista.
Poiché l'annuncio della clamorosa sostituzione di Lombardi con Renzi è avvenuto il 1° aprile, qualche giornale ne ha dato notizia precisando che non si trattava del classico "pesce". Una specificazione giusta solo a metà, poiché se è vero che la notizia in sé non lo era, non vi è dubbio però che la vicenda abbia rappresentato un crudele pesce d'aprile per Lombardi; resogli ancor più indigesto dalla gradassata con cui l'on. "Piloni da Forlì" ha salutato il suo forzato ritiro («finalmente ha fatto una scelta sensata»), ricevendo una risposta per le rime: «Pini non smette di essere sgradevole. Se ci tenesse alla vittoria, e ne dubito, dovrebbe ringraziare e basta. Prendo atto della sua arroganza.» Alla faccia del «centrodestra che si ricompatta», come si è limitato a pigolare l'insolitamente poco ciarliero on. Pizzolante! Bisogna capirlo: fu lui, appena il 5 marzo dello scorso anno, a bollare l'ex missino come «un arruffapopoli da quattro soldi»; rincarando poi la dose il 16 marzo, in vista dello scontro Renzi-Lombardi per le Regionali: «Se vince Renzi muore il PdL, salta tutto e il centrodestra continuerà a rimanere nell'oasi dei perdenti. Nel 2011 vogliamo vincere a Rimini, con lui candidato è impossibile».
Né furono più dolci i legaioli, che Renzi il 23 marzo 2010 fece infuriare con una delle poche cose condivisibili che abbia mai detto («l'identità padana è una stronzata!»), guadagnandosi di rimando carinerie del tipo: «il sig. Renzi ha perso l'uso della ragione, torni a scuola; per un impiegato in aspettativa che vive da decenni di politica può risultare bizzarro che qualcuno si rimbocchi le maniche; si è già autocandidato sindaco di Rimini per il 2011: crede che questo sia il modo migliore per corteggiare la Lega e cercarne l'appoggio? Vergogna!»
Volenti o nolente, la politica fa sì che alcuni personaggi siano, e rimangano, più di altri dei simboli. Non è dunque settarismo se mi vengono i brividi pensando alla sia pur remota eventualità che il 16 agosto un allievo dell'impenitente fascista Pino Rauti sia costretto a indossare la fascia tricolore per commemorare i Tre Martiri.

 

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