Identikit dei ladri della sosta

RIMINI - Notizie satira - mer 06 apr 2011
di Lia Celi

Dimmi come parcheggi e ti dirò chi sei
A ogni infrazione corrisponde una precisa personalità

Dimmi come parcheggi in sosta vietata e ti dirò chi sei. No, non è una promessa di insulti, anche se tutti noi abbiamo sulla punta della lingua diverse irriferibili ipotesi sull'identità di chi parcheggia sul gradino di casa nostra o ci blocca l'auto in doppia fila. Ma in fondo così fan tutti, la sosta vietata è l'infrazione più diffusa dopo la guida col telefonino all'orecchio (a Rimini l'auto ormai si guida con una mano sola, pedoni e ciclisti avvisati mezzi salvati), e a volte è una necessità, perché la proporzione fra il numero dei parcheggi e quello delle automobili ricorda certi concorsi pubblici dove diecimila aspiranti si contendono cinque posti da bidello. E dopo aver girato mezz'ora per l'isolato in cerca di un posto mentre sai che il tuo bambino singhiozza nell'atrio dell'asilo perché la mamma non arriva e l'inserviente che non vede l'ora di andare a casa minaccia di lasciarlo chiuso fino a domattina nello sgabuzzino con il mocio e i secchi, molli la macchina nel primo quadrilatero d'asfalto libero e confidi nella buona sorte.
Ebbene la scelta della sosta vietata rivela molti aspetti della nostra personalità.
Ad esempio, chi parcheggia davanti a un passo carrabile è un tipo molto sicuro di sé. E' certo che il proprietario del passo non passerà proprio in quel momento, e se la sua teoria viene smentita e al suo ritorno trova la macchina appesa al carro attrezzi, si incavola come se a essere in torto fosse il proprietario. A meno che non sia lui stesso il proprietario, nel qual caso trattasi di esibizionista cui dà più gusto parcheggiare sul passo carrabile del proprio garage che nel garage stesso.
I più antipatici, ovviamente, sono gli abili che parcheggiano sulle piazzole riservate ai disabili. Uno capace di complicare la vita a un invalido fregandogli il parcheggio è capace di qualunque bassezza. Fossi in un agente della Finanza che passa di lì, mi tirerei giù la targa e farei accertamenti sui suoi redditi. Fossi in sua moglie, gli controllerei tasche e sms. Fossi il suo socio o datore di lavoro, starei molto in campana. Fossi suo figlio, sarei matematicamente certo che mi porta al cinema solo per procurarsi un alibi.
Subito dopo, in ordine di repellenza, vengono quelli che parcheggiano sulle strisce pedonali, costringendo l'appiedato a esporsi pericolosamente al traffico. Chi parcheggia in doppia fila, invece, è un inguaribile ottimista. E' sinceramente convinto che al bancomat ci metterà non più di un minuto, e che il conducente della macchina intrappolata non ne saprà niente. Non ha mai sentito parlare della Legge di Murphy secondo cui il bancomat ti mangia la carta solo quando hai l'auto in doppia fila. E nemmeno quella per cui l'unico automobilista della città che ha appena ricevuto la notizia che casa sua sta bruciando è sempre quello che hai intrappolato con la tua auto - e in genere è anche un armadio di due metri con un pessimo carattere.

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