Intervista a Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino

RIMINI - Notizie spettacoli - mer 06 apr 2011
di Carlotta Frenquellucci

L'essenziale, per me è importante
In concerto al Bradipop il 9 aprile

La poliedricità e la voglia di fare è da sempre compagna di Federico Zampaglione. Pochi artisti come lui hanno saputo imprimere una direzione alla propria strada facendola scorrere attraverso le proprie passioni con la stessa energia di un treno in marcia.
Dopo undici dischi firmati Tiromancino e due incursioni di successo da regista nel mondo del cinema, Federico Zampaglione è ora impegnato in un tour che tocca teatri e club di tutt'Italia per presentare il suo ultimo album, "L'essenziale", registrato tra Roma e Los Angeles, mixato ai mitici studi Henson e con testi scritti a quattro mani con Domenico Zampaglione, suo padre.
Federico in quartetto coi Tiromancino farà tappa anche a Rimini, sabato 9 aprile al Bradipop.
Con lui facciamo un po' di chiacchiere sull'album.

Il titolo del tuo ultimo album "L'essenziale" è in realtà in attrito con la ricchezza delle sonorità e dei contenuti. È un contrasto voluto?
«In effetti l'album ha un suono ricercato, è stato registrato per buona parte in America con diverse collaborazioni importanti. È un disco più aperto con più chitarre e quindi anch e più ricco. Ma l'essenziale è nei testi. Ho cercato di mettere in primo piano, in un momento incredibilmente drammatico come questo, dove tutto è mercimonio di valori, i meccanismi interiori importanti che ti fanno ricordare chi sei. Un ritrovare la propria interiorità in un mondo fatto essenzialmente d'inganno in cui s'inseguono falsi obiettivi credendo che l'importante sia avere l'ultimo i pad».
Sono pensieri che si trasformano in musica dopo una riflessione di sei anni (nda: il precedente disco è del 2004)?
«Sì, ho aspettato che tornassero da sé nuove cose da dire. È stato un periodo in cui ho messo un po' tutto in discussione, anche la volontà di tornare a fare musica. Ho lasciato che la vita andasse dove doveva andare».
C'è stata, in questi anni, anche l'esperienza del cinema. "Shadow" è un film horror molto cupo anch'esso in contrasto con la candida copertina del disco.
«Shadow è frutto di riflessioni scure sul male che ha rivelato il mio lato dark piuttosto nascosto dai pezzi romantico/intimistici di maggior successo. In realtà sono un gran appassionato di horror e non è che ora ne guardi meno ma con l'attesa e poi la nascita di mia figlia mi sono ricongiunto con la mia parte più solare».
Quindi ora il derby musica-cinema è in una fase di pareggio?
«Diciamo che negli ultimi anni ho dato più al cinema ricevendo risultati inaspettati che mi hanno letteralmente stravolto. Ma la musica per me è come una moglie che, a un certo punto, ti strappa dall'amante».
Il tuo tour si snoda fra teatri e club, i concerti sono differenti a seconda della destinazione?
«Sì, sono due tipi di concerti, quello destinato ai teatri ha sonorità più d'atmosfera mentre nei club - come il Bradipop - i toni sono più spinti, più rock, c'è molta sperimentazione e io mi posso sfogare con la chitarra dato che negli anni mi sono accorto di divertirmi di più a suonare. Sullo sfondo poi ci saranno le proiezioni psichedeliche di Ilaria Albertini».

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