Il maestro che fece scuola altrove
Storie e personaggi del nostro sport
Il "riccionese" Giancarlo Ansaloni allenò con gloria in mezza Italia ma non fu mai chiamato dal Rimini
Anni orsono, allorché la squadra calcistica della nostra città pedatava nei plebei stadi della serie C2, non riuscendo (per quanti anni?) a compiere il tanto agognato salto di categoria ed allenatori di oscura fama e di ancor più scarsa cultura calcistica si alternavano campionato dopo campionato, mi chiedevo: perché mai, i nostri dirigenti (erano allora i falegnami della Cocif), così avidi di successi e di "amore" appo il pubblico riminese, non si rivolgessero ad un trainer locale, il riccionese d'adozione Giancarlo Ansaloni, che così bene aveva fatto nel corso della sua dura, oscura, faticosa carriera? Ma tant'è. Sulla panchina dei biancorossi si sedettero ginnasiarchi, ducetti, tabagisti, insegnanti di computisteria con l'hobby del pallone, prima e dopo dell'avvento di von Clausewitz Acori, l'omarino che, provvisto di un organico eccezionale, riuscì (finalmente) a compiere l'impresa.
Giancarlo Ansaloni, classe 1937, modenese, come giocatore ebbe trascorsi modesti ancorché di breve durata poiché un infortunio, rimediato quando giocava da mediano nel Bolzano, gli impose un definitivo stop. Iniziò, pertanto, ad "insegnare" calcio, partendo dai settori giovanili, quindi imboccò la classica trafila: Misano in promozione, Riccione dalla promozione alla serie C, Carpi (dalla IV serie in C), Cattolica (cinque campionati), Forlì, Fano, Ancona, fino a quando, conseguito il patentino di allenatore professionista di 1° Categoria (era dura per un carneade superare il supercorso di Coverciano!), andò a cercare fortuna al sud, a Torre del Greco in IV serie. Nel sud, a quei tempi (ultimi anni 70), bivaccavano immancabilmente gli scarti delle compagini del nord. Giocatori che erano, per lo più, ruderi sociali i vizi dei quali erano di gran lunga superiori alle virtù. Tutti costoro naufragavano nel nulla tra nottate trascorse ai tavoli di poker e blandi allenamenti pomeridiani.
Ansaloni, in quell'ambiente debosciato dove gli atleti si trovavano ad aver sprecato un'esistenza prima ancora di essere usciti di giovinezza, impose una nuova legge che era sportiva e morale nello stesso tempo. Il mestiere di allenatore (estremamente aleatorio) è pericoloso nella misura in cui può considerarsi esaltante se riesce. Giancarlo Ansaloni, nel profondo sud inanellò successi su successi. Furono annate esaltanti fatte di vittorie ed entusiasmi travolgenti, di promozioni e di tifoserie deliranti. Dopo i campionati a Torre del Greco, ci fu la chiamata da parte dei dirigenti del Brindisi che allora se la passava in brutte acque nelle serie minori. Furono cinque anni fantastici: due campionati vinti, il secondo posto in serie C. In seguito, per completare l'elenco, ci furono le panchine del Caserta (serie C), della Salernitana (dalla IV serie alla B), di Cava dei Tirreni (serie C), di Reggio Calabria (dalla C alla B). Allenò fino alla metà degli anni 90, per poi stabilirsi a Riccione dove tutt'ora vive insieme alla famiglia.
Nel mondo del pallone il nome di questo tecnico bravo ed onesto è tutt'ora ricordato e molti sono i suoi giocatori, oggi affermati allenatori (Zoratto, Campilongo, Gasperini, Bagni) che si rivolgono a lui per indicazioni e suggerimenti. Per Ansaloni il gioco del calcio è una scienza fatta di schemi geometrici e si fonda su moduli di base tecnicamente ben definiti. La tattica (oggi, in tempo di omologazione totale: tutti si affidano al 4 - 4 - 2), per il nostro, si fonda sullo spazio da occupare e sfruttare per il massimo tempo possibile, così da ridurre gli spazi (per gli avversari) e da spalancarli (ai compagni), pertanto tutti i moduli, per lui, lasciano il tempo che trovano. Parte sempre da considerazioni che possono apparire ovvie come: Quando inizia una partita, entrambe le squadre un punto lo possiedono già. Prima di perderlo completamente questo punto, bisogna pensarci. Giancarlo Ansaloni sostiene che il calcio è soprattutto questioni di spazi. Se corri più dell'avversario trovi gli spazi liberi: se vai piano, qualsiasi avversario ha il tempo di recuperare e occuparli. Ascoltare il mister (Ansaloni lo è per antonomasia) è come ascoltare Roland Barthes allorché teneva i suoi corsi di semiologia al Collège de France. Frequentandolo e godendo della sua amicizia ho capito che veder calcio è difficile. Una partita è come un libro: lo legge uno sprovveduto (un tifoso) e non va oltre il rilievo semplicistico della fabula; lo legge un esperto ed ogni aspetto viene colto nella giusta evidenza. Auguro al mister tanta salute e tutta la felicità che merita.
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




