Caro Proni, la giustizia non č nemica della democrazia

RIMINI - Notizie attualità - mer 23 mar 2011

Scrivo a Giampaolo Proni in merito alla sua opinione apparsa sul numero del 23 febbraio.

Se l'opinione è personale (dunque insindacabile), i presupposti fattuali della stessa sono erronei e fuorvianti.
Non essendo mai stato "di sinistra", credo di rappresentare una voce terza e libera, in ogni caso esente da sensi di colpa per i maneggi del PCI o i soldi presi dal PCUS che Proni riferisce.
1) Si pone il concetto (il sistema) di giustizia in contrapposizione a quello di democrazia.
Per quanto mi risulta, la giustizia - intesa come amministrazione di un insieme di regole condivise - non è antinomica alla democrazia: ne è complementare: come ben sanno i cittadini conculcati da regimi oppressivi, per i quali non esiste alcun diritto ma la mera soggiacenza agli schiribizzi del potente.
Ma forse non ho capito bene cosa intendeva dire Proni; oppure è Proni che non si è spiegato bene (e in tal caso sarebbe meglio che chiarisca l'esempio); oppure Proni voleva dare a intendere proprio questo, che la nostra giustizia sia nemica della democrazia?
2) Giustizia ideologizzata.
Trattasi di un diffuso e vieto luogo comune.
Posto che la imparzialità è fondamento basilare e connaturale delle funzioni di un Giudice, a pensarci bene è di una gravità sconcertante affermare che la giustizia sia idologizzata (e quindi di parte).
Ma la affermazione è stata tanto disinvoltamente - quanto, senza il minimo riscontro - ripetuta che il cittadino generico medio non ci fa più caso.
Forse che tutti coloro che hanno superato il concorso in magistratura sono "comunisti" (termine invalso a indicare le persone in disaccordo con B.), oppure, non è più semplice pensare che rappresentino trasversalmente e proporzionalmente tutte le correnti di pensiero?
In ogni caso, in venti e spicci anni di professione forense non mi è mai capitato di intravedere nell'azione di un magistrato, sia esso requirente o giudicante o civile, e pur con tutte le imperfezioni che appartengono all'agire umano (per rimediare alle quali esiste una solida rete di impugnazioni), vizi ideologici.
3) In galera vanno solo i poveracci.
Forse Proni non lo sa, ma evasori, truffatori, bancarottieri, politici corrotti e miliardari costruttori vengono quotidianamente processati e condannati in tutti i Tribunali d'Italia.
Se i "poveracci", fino a una decina di anni fa, avevano più probabilità di essere condannati, era solo per la impossibilità di pagare un avvocato non dico bravissimo, ma abbastanza serio da seguirli in più gradi di giudizio sperando nella assoluzione o nella prescrizione.
Le probabilità si sono perequate dopo l'introduzione del patrocinio a spese dello Stato, che consente anche a costoro una adeguata difesa dei loro diritti.
4) Vigile attenzione degli inquirenti nei confronti di B.
Come ho detto, e come risulta anche dalla condanna di Calisto Tanzi, gli imprenditori grandi e piccoli quotidianamente processati e condannati in tutti i Tribunali d'Italia non si contano.
Reati tipici? A titolo esemplificativo e non esaustivo edilizi, ambientali, fiscali/tributari, fallimentari, derivanti dalla inosservanza delle normative sulla sicurezza del lavoro o degli impianti; mettiamoci pure la corruzione del pubblico funzionario con la elargizione di un prosciutto (o quant'altro) per avere l'autorizzazione del caso.
I processi nei quali B. è indagato o imputato sono processi come tutti gli altri; rispetto ai quali, volente o nolente, fanno notizia, sicchè il cittadino generico medio pensa che sia l'unico imprenditore processato eppertanto non perseguito ma perseguitato.
Tuttavia, data la mole degli adempimenti normativi alla quale un imprenditore deve sottostare; e data la mole delle imprese di B.: non è più semplice pensare che questi possa più facilmente incorrere in irregolarità penalmente rilevanti rispetto al ferramenta all'angolo o all'aziendina familiare?
5) Sedute di odio collettivo.
Può darsi: ma il metodo replica quello inaugurato proprio da B. e seguaci.
Oltre al "coglioni" delle elezioni 2006, si era mai sentito un esponente politico definire la opposizione "culturame... elite culturale di merda"?
Immagino che Proni abbia parlato con simpatizzanti di B.; letto giornali, libri e blog di tale area; visto programmi televisivi: sia la controparte politica, sia chiunque liberamente dissenta, viene etichettato e stigmatizzato come "comunista" e male assoluto, aprioristicamente screditato e non ritenuto degno di contraddittorio.
Orwell viene già abbastanza scomodato dal grottesco rovesciamento di valori al quale assistiamo tutti i giorni: per cui chi cerca di essere onesto e pretende onestà diventa "moralista e bacchettone"; il processo diviene "accanimento giudiziario" e l'imputato "stritolato da un circuito mediatico - giudiziario" (andiamolo a suggerire a Michele Misseri, che il 90% degli italiani vorrebbe sulla forca); il parlare grezzo e ignorante, lo scarso approfondimento concettuale è "parlare chiaro", proprio degli "uomini del fare"; la cultura, definita come sopra.
Dopodichè, è chiaro che chiunque - innocente, si badi bene - fosse martellato per vent'anni di vita da ingiuste inchieste giudiziarie, andrebbe fuori di testa.
Il punto è che in Italia è estremamente difficile, salvo casi rari e eclatanti (il sistema - giustizia è creazione umana imperfetta), essere sottoposti a processo penale se assolutamente innocenti.
Altro punto è che un P.M. milanese non può esimersi dall'aprire un fascicolo nei confronti di B., se gli giunge una notizia di reato a suo carico: non è né migliore né peggiore di un altro, solo è competente per territorio in relazione a quella notizia di reato: e probabilmente ne ha le tasche piene sia di aprire un nuovo fascicolo che di vedersi svergognare a mezzo stampa il giorno dopo.
In tutto ciò, l'ordine giudiziario ha dignitosamente e silenziosamente subito una marea di inesattezze, di cui i sessanta milioni di giuristi italiani (oltrechè sessanta milioni di C.T. della Nazionale) nutrono i propri dibattiti da bar.
Per concludere, il senso e i nessi dell'articolo di Proni risultano slegati e sbilanciati e francamente incomprensibili: se le sue erano iperboli (esagerazioni) retoriche adoperate per convincere ecumenicamente a diminuire il tasso di astio, era meglio che le rendesse trasparenti; in mancanza, il cittadino generico medio ne trarrà l'ulteriore rinforzo (se mai occorresse) all'idea che il nostro sistema - giustizia sia assurdo e kafkiano e il povero B. un innocente capro espiatorio.
Contribuisce solo parzialmente a restituire oggettività al discorso la chiusa finale: che - absit iniuria verbis, non se la prenda Proni, qui sono io ad usare una iperbole esemplificativa - sa tanto di rassicurante e consolatorio, un po' temino delle elementari ("secondo me, oggi sono stato benissimo al mare con i miei genitori e spero di tornarci domani") e un po' favola della buonanotte ("e vissero tutti felici e contenti").
Cordialità,

Fabio Paesani

Ringrazio il gentile lettore per l'espressione delle sue opinioni. Non sono d'accordo e io resto sulle mie. Unico punto che concedo ma solo parzialmente: ho definito il sistema della giustizia "inefficiente e ideologizzato". Sull'inefficienza ci sono pochi dubbi: i dati sono catastrofici.  "Ideologizzato" era forse un termine non preciso, ma replico con un esempio: lo stesso magistrato che sovrintende al processo cosiddetto Ruby contro Silvio Berlusconi ha chiesto l'archiviazione nei confronti di Roberto Formigoni per la falsificazione delle firme raccolte per la sua candidatura a presidente della Regione Lombardia. Correggiamo "ideologizzata" con "orientata", vale a dire, "non imparziale". Dunque ingiusta o iniqua. Non tutta, non sempre, ovvio. Ma quanto basta.

Giampaolo Proni

 

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