Ma com'č trendy il bottiglione di trebbiano

RIMINI - Notizie satira - mer 23 mar 2011
di Lia Celi

In vino veritas?
Qualcuno sostiene che il bere meno conduce al bere male

Sabato pomeriggio, nei pressi di un supermarket del centro, quattro ragazzine carine stile Gossip Girl si passano un bottiglione di trebbiano. Non ho sfogliato ultimamente riviste di moda teen, ma ho l'impressione che il fiasco di vinazzo stia diventando un accessorio molto trendy fra le giovanissime. Trendy-vintage - e mai definizione fu più calzante, poiché vintage in origine significa "vendemmia". Io appartengo alla generazione che aveva il vino sulla tavola a pranzo e a cena. Bevevano i nostri nonni, bevevano i nostri padri, e noi che figli eravamo, bevevamo - in genere mezzo bicchiere di annacquato. Nel mio caso si aggiungeva, all'ora di merenda, la fetta di pane spruzzata di sangiovese e cosparsa di zucchero, antico e delizioso snack caratteristico della zona fra Romagna e Toscana. In Friuli, dove ho abitato, si dissetavano i bambini con un mix di Merlot, acqua e zucchero - ma il Triveneto non fa testo, lì probabilmente lo mettevano anche nei biberon.
Per i bambini il vino era come un amico più grande, un po' matto, da frequentare con moderazione, sotto la supervisione dei genitori. Non certo un nemico mortale, come si desume dal classico dello Zecchino d'Oro "Per un bicchier di vino" (1970): «Sulla tavola imbandita c'era acqua colorata, ho sfruttato l'occasione e ho bevuto un po' di più», cantava la piccola Catia Gazzotti, in stile confessione agli Alcolisti Anonimi. «Un po' di più», come dire: di solito bevo meno. Tragiche le conseguenze del bicchierozzo: escandescenze, piatti fracassati e febbrone a 38°. Un dettaglio che ha trasformato una canzone-monito sui pericoli dell'alcool in una clamorosa istigazione all'ubriachezza: molti bambini per rimanere a casa da scuola si attaccavano di nascosto alla bottiglia nella speranza di sviluppare il febbrone a 38°, come Catia.
Negli anni Ottanta si è diffusa la teoria che l'essere umano dev'essere mantenuto completamente astemio dal momento del concepimento alla maggiore età: le future mamme si sentono in colpa per il rum di fantasia nella zuppa inglese e negano ai figli anche l'Asti per brindare a Capodanno. Il vino è sparito dalla mensa e da alimento è diventato un genere puramente voluttuario, dall'aura adulta e trasgressiva. E c'è chi dice che non aver mai toccato una goccia di vino durante l'infanzia renda i ragazzi più vulnerabili alle tentazioni dell'alcool e ai suoi effetti.
/>Fatto sta che le Lolite che si sballano in pubblico col vino da pasto fanno il paio con i baby-duri che si fanno comprare birra e whisky dall'amico più grande, e poi ciondolano per le vie del centro scambiandosi occhiate vacue con gli ubriaconi over-40, relitti umani pronti ad attaccarsi alla bottiglia o a spaccartela in testa, a seconda dell'umore. E il confronto fra generazioni è una gara di rutti.

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