L'energia verde lasciata al verde

RIMINI - Notizie healthness - mer 23 mar 2011
di Redazione

Meno incentivi al solare, ecco le conseguenze
Francesco Rinaldi di Ubisol: "Persi già contratti per 5 milioni"

Per saperne di più sul fotovoltaico nella nostra provincia abbiamo rivolto alcune domande a Francesco Rinaldi, amministratore delegato del Gruppo Ubisol, una delle aziende leader del settore.
Il governo ha limitato gli incentivi per le energie rinnovabili che dovevano scadere nel 2013 agli impianti che entreranno in funzione entro il 31 maggio 2011. Quali saranno le conseguenze nella nostra provincia?
"La scure che il governo ha calato sulle energie rinnovabili può creare nella nostra provincia un danno enorme. Come imprese del settore del fotovoltaico del Riminese, abbiamo calcolato perdite di fatturato per 100 milioni di euro e, soprattutto, sono stati messi a rischio 500 posti di lavoro. Come sempre, per spiegare quello che sta accadendo, più delle parole contano i fatti e i dati reali. Eccoli qui di seguito. Il giorno dopo l'emanazione di questo disastroso provvedimento del governo, la nostra impresa, il Gruppo Ubisol, ha dovuto annullare contratti già firmati per cinque milioni di euro, restituendo gli anticipi versati dai clienti. Questo significa, tra l'altro, che salteranno 11 nuove assunzioni e investimenti già programmati per oltre un milione di euro".

C'è lo spazio e le possibilità di una crescita futura di queste fonti energetiche?

"E' sicuramente la fonte energetica del futuro, basta guardare a quel che sta accadendo in Paesi che solitamente prendiamo a modello. La Germania, ad esempio, ha già realizzato impianti fotovoltaici per oltre il doppio dell'Italia, e il governo tedesco ha annunciato che conta in futuro di produrre grazie alle rinnovabili l'80 per cento del proprio fabbisogno energetico. Insomma, mentre in Italia si programma l'apertura di centrali nucleari, la Germania le chiude per passare all'energia del sole".

Oltre allo scarsissimo impatto ambientale del fotovoltaico, quali i vantaggi economici?

"Per comprendere i vantaggi del fotovoltaico sul sistema Paese, basti ad esempio considerare che gli impianti installati in questi ultimi cinque anni in Italia hanno una potenza nominale di 4 milioni di chilowatt, ossia 5 volte la potenza nominale che aveva la centrale nucleare di Caorso quando era in funzione e la stessa dei reattori della centrale di Fukushima, l'impianto giapponese in fiamme dopo lo tsunami".

Se un condominio, una casa singola o a schiera decidesse di realizzare pannelli solari sui propri tetti quanto potrebbe risparmiare, quali incentivi potrebbe ricevere, quale esposizione al sole dovrebbe avere?

"Per quel che riguarda i vantaggi economici, partiamo con l'analisi del caso di un'abitazione singola (a schiera o indipendente) con una potenza installata di 3 chilowatt: l'impianto fotovoltaico consente innanzitutto di tagliare i costi della bolletta, dato che l'energia elettrica utilizzata in casa arriva dai pannelli fotovoltaici. Si diventa, in pratica, autoproduttori. Ma i vantaggi non si limitano al risparmio: per il fatto che la famiglia genera energia pulita, le vengono assegnati degli incentivi statali per ogni chilowattora prodotto. E ancora non basta: l'energia non consumata viene immessa nella rete e viene retribuita. Per riassumere, si tratta di tre vantaggi: il taglio della bolletta, gli incentivi statali per tutta l'energia prodotta con il sole, il pagamento dell'energia non consumata. Proviamo a ragionare con delle cifre, premettendo che si tratta di un esempio generico: un impianto fotovoltaico da 3 chilowatt (quello consigliato per una casa) può costare ‘chiavi in mano' circa 13mila euro. Tra risparmio in bolletta, cessione dell'energia non consumata e incentivi statali, il nostro impianto può renderci circa 1.600 euro all'anno e ripagarsi quindi in un breve periodo. Calcolando che gli incentivi statali durano per 20 anni, al termine di questa contribuzione la famiglia avrà realizzato un guadagno cospicuo, con il vantaggio per la comunità di aver prodotto energia pulita e di non aver immesso CO2 nell'atmosfera. Un'avvertenza: allo scadere dei 20 anni terminano gli incentivi statali, ma l'impianto continua a produrre comunque energia per l'abitazione. Per andare al caso di una palazzina condominiale, i vantaggi economici sono gli stessi, ma vanno ripartiti a seconda degli usi che si fanno dell'energia prodotta. In ultimo, l'impianto fotovoltaico va esposto possibilmente verso sud, in caso contrario il rendimento cala di circa un 20 per cento".

Una nuova industria con un futuro, se si vuole perseguire un approvvigionamento sostenibile dell'energia, che produce occupazione e sviluppo di grandi e piccole imprese, sinergie ed indotto. In provincia qual è la situazione? 

"Come detto, nella nostra provincia c'è una presenza di decine di imprese: solo quelle che hanno aderito all'appello contro il decreto Romani producono un fatturato di oltre 250 milioni di euro. Non si può azzerare con un decreto legislativo, dall'oggi al domani, una realtà di questo genere, una delle poche che crea ricchezza e nuova occupazione sul nostro territorio, generando una filiera imprenditoriale che va dalla produzione di moduli e inverter, alla progettazione e all'installazione. Siamo certi che il governo tornerà sui propri passi".

La green economy riminese

La green economy riminese è parte di un sistema italiano di 85mila imprese che ha creato lavoro per 140mila persone, per la maggior parte giovani e laureati. Dati che assumono ancor più valore se si pensa che tutto questo è avvenuto durante una profonda crisi economica.
"In provincia di Rimini sono attivi, al 18 marzo 2011, 1.392 impianti fotovoltaici, per 17.587 chilowatt picco, con un fatturato di 250 milioni di euro. In Emilia-Romagna gli impianti sono 16.565 per 420.300 kWp".

CNA Nuove Energie si batte contro i tagli
Dove va a finire il mercato del fotovoltaico?
Con l'ultimo decreto governativo oltre 450 imprese a rischio nel Riminese

In data 05/03/2011 il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto più controverso mai proposto in materia di incentivazioni. Un decreto che non solo prevede un'incentivazione a corto raggio (terminerà entro maggio 2011), ma lo fa abrogando un decreto "vecchio" di pochi mesi e varato dal medesimo governo.
Per sintetizzare brevemente la storia: l'Italia come firmataria del protocollo di Kyoto è impegnata a raggiungere entro il 2020 determinati risultati in materia di taglio delle emissioni e produzione energetica mediante fonti di energia rinnovabile, essendo noto come il "Paese del sole" decide di puntare pesantemente, sulla produzione di energia da solare termico e fotovoltaico.
In particolare il secondo fruisce di una forma di incentivazione particolarmente forte, nota come Conto Energia, che non solo garantisce di ripagarsi l'impianto entro 12 anni, ma permette anche di mettersi in tasca una bella somma, in quanto il finanziamento ha una durata temporale non legata al ripianamento del debito contratto per l'installazione dell'impianto.
La motivazione stava appunto nel permettere all'Italia di raggiungere gli obbiettivi internazionali e creare lavoro in un settore del tutto nuovo.
Da questi punti di vista il risultato è stato raggiunto parzialmente, ma è innegabile che oggi numerose persone lavorano nel mercato dell'energia.
In 7 anni si sono succeduti ben 3 Conti Energia; il terzo, nato solo pochi mesi fa, virava a ridurre l'incentivazione con tagli abbastanza drastici (6% a quadrimestre per tutto il 2011 e 6% all'anno per i 2 anni successivi) ed era stato accolto con molti mugugni dalle imprese che lavorano nel settore.
Poi a marzo l'imprevisto: l'Italia tramite il suo governo decide che le incentivazioni sono troppo elevate ed annuncia un ulteriore decreto taglia-incentivi. Naturalmente le associazioni di categoria, tra cui in prima fila CNA, insorgono e costringono il governo a ritornare sui suoi passi soprattutto per quello che riguarda la taglia di produzione da incentivare (8.000 Megawatt totali di cui già 7.000 installati).
Il governo decide di togliere il taglio di produzione e quindi rinuncia a porre un tetto agli impianti incentivabili, ma contemporaneamente annuncia nel decreto che le attuali tariffe incentivanti saranno valide solo fino al 31 di maggio del 2011; le nuove tariffe incentivanti, se ci saranno, verranno stabilite con apposito decreto entro e non oltre il 30 aprile.
"Ci viene chiesto di rinunciare a sostegni che garantiscono il lavoro e la capacità produttiva di migliaia di aziende, che su questo mercato hanno investito e continuano ad investire, da un giorno all'altro - afferma Emiliano Bugli responsabile di CNA Installazione Impianti e CNA Nuove Energie - senza la possibilità di fare precisi ragionamenti su un futuro a lungo termine. Inoltre molti giovani hanno trovato occupazione grazie a questo mercato proprio per le competenze del tutto nuove che richiede. Stimiamo almeno 150.000 disoccupati se il decreto non verrà abrogato, significa che almeno 150.000 famiglie resteranno senza mezzi di sostentamento, considerando che stiamo appena uscendo da una crisi di recessione a livello mondiale, non mi sembra una scelta molto lungimirante".
Che fine hanno fatto le promesse di questo governo di sostenere l'occupazione e di rilanciare l'economia?
"CNA resterà come sempre al fianco delle imprese - continua Bugli - e si batterà per far valere i diritti di quella categoria che da sempre manda avanti il Paese. Ora più che mai abbiamo bisogno di essere uniti e compatti e di far sentire una sola voce a questo governo, per questo motivo CNA ha presentato un documento all'Ufficio Legislativo del Quirinale prima della firma del Presidente della Repubblica e continueremo nonostante la firma a batterci contro il decreto".
"Stimiamo che nel Riminese le imprese a rischio siano più di 450: CNA è con loro".

Info: Emiliano Bugli responsabile di CNA Installazione Impianti e CNA Nuove Energie T. 0541 787967

 

 

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