Se ne vanno sempre i migliori

RIMINI - Notizie satira - mer 09 mar 2011
di Nando Piccari

Mubarak, Ben Alì, forse Gheddafi
Perso un amico dopo l'altro, il "numero primo" è ogni giorno più solo

«Il nostro amico Silvio Berlusconi non è interessato solo alle ragazze; ad esempio è impegnato nella soluzione dei problemi ecologici»: firmato Vladimir Putin. Si potrebbe obiettare che non sembra, visto che Lui preferisce il costoso gas russo alle semigratuite energie rinnovabili di cui sarebbe ricca l'Italia; o che ha buttato dalla finestra trecento milioni di nostri euro per boicottare il referendum sul ritorno al nucleare, impedendone lo svolgimento contestuale alle elezione amministrative di maggio. Ma come dicono a Roma, "nun stamo a guardà er capello". L'autorevole "testimonianza a discarico" di Putin serve invece a smentire che l'immagine di Berlusconi susciti nel mondo solo discredito e ironico compatimento; chiarisce che è frutto d'invidia la sfrontatezza con cui i giornali stranieri si chiedono cosa aspettino gli Italiani a liberarsene; certifica che c'è gra simpatia dietro al fiorire di carri carnevaleschi che, da Stoccolma a Rio, mimano il pecoreccio trenino notturno di Arcore. E se c'è chi arriva addirittura ad enfatizzare la notizia che in Madagascar è diventato un insulto dare a qualcuno del Berlusconi, ciò dovrebbe far capire che ha ragione Borghezio quando grugnisce "negher e terun fora di bal". È dunque un bel gesto di solidarietà verso il suo omologo italiano, quello compiuto dall'oligarca russo, che insieme al dittatore bielorusso Lukashenko e al padrone del Kazakistan Nazarbayev forma il trio dei soli amici rimasti al nostro Premier. Amici a lui cari sia perché, al pari di Bondi e Ferrara, si tratta di "comunisti convertiti alla libertà"; sia perché imperano a casa loro come a Lui piacerebbe fare in Italia: con un parlamento puramente ornamentale (ma su questo quasi ci siamo), senza le scocciature del Presidente della Repubblica, disponendo di una Corte Costituzionale e, più in generale, di una Magistratura a immagine e somiglianza del servizievole ministrello Alfano. Gli altri amici o se ne sono andati con infamia, come i rimpianti Ben Alì e Mubarak; o per evitare analoga sorte stanno massacrando il loro popolo, come Gheddafi, l'osannato maestro di Bunga Bunga. Ma ora basta parlare di Berlusconi, se no fa il broncio Matteo Renzi, il "faccino nuovo" del PD. Mai che la sfiga conceda un attimo di tregua a quel partito: ancora si contano i danni del zigzagante passaggio dei rutelliani e già incombe la corrente dei Bamby chiacchierini: i rottamatori...di scatole, per i quali la storia ha l'obbligo di coincidere con le loro biografie personali.
P.S. Vista la forzata sospensione dei goderecci festini di Arcore, la miracolata Ruby s'è trasferita a Vienna; non a danzare il Bunghen Bunghen, ma il valzer al ballo delle debuttanti, uno spettacolo così scemo che ci si chiede perché non lo conduca Emanuele Filiberto. L'accompagnava un anziano sporcaccione miliardario austriaco, che nel suo paese non aspira a diventare premier, né vuole far fesso l'episcopato con pietose recite da difensore della cattolicità.

 

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