Intervista a Vasco Brondi de Le Luci della Centrale Elettrica

RIMINI - Notizie spettacoli - mer 09 mar 2011
di Marta Ileana Tomasicchio

La poesia della periferia
In concerto al Velvet sabato 12 marzo

Vasco Brondi è Le Luci della Centrale Elettrica. Luci che si scagliano nella penombra di quartieri periferici urbani, descritte da un personalissimo lirismo moderno, attuale, a fotogrammi, dove il mondo esterno e gli stati d'animo si fondono e provocano una (dolorosa) analisi sul vivere contemporaneo. "Canzoni da spiaggia deturpata", prodotto da Giorgio Canali, vince il Premio Tenco nel 2008 come Miglior Opera Prima cantautorale. Ritorna con un nuovo lavoro, "Per ora noi la chiameremo Felicità", da una citazione de ‘La Solitudine' di Leo Ferrè, e da qui partiamo nel conversare.
"Per ora noi la chiameremo Felicità" è il tuo nuovo album. Raccontami l'essenza di come è nato.
"In realtà ho cominciato a scrivere mentre mixavo il disco precedente, un po' alla volta, in giro per i duecento concerti degli ultimi due anni. Sentivo di non avere niente da perdere e ho scritto le canzoni che volevo, quelle che in qualche modo mi assomigliavano di più, anche se per queste canzoni assomigliarmi forse non è un complimento. Penso che questo disco - insieme al precedente e al libro "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero" - abbia chiuso una specie di trilogia della periferia, come ci diciamo ridendo tra noi".
Aiutami a riflettere sull'idea di felicità. Se secondo te esiste, che forma ha?
"La frase intera di Ferré è "La disperazione è una forma superiore di critica. Per ora noi la chiameremo felicità". In un certo senso la disperazione e la felicità sono accostate, messe quasi sullo stesso piano. Come dire che la disperazione può essere un motore propulsivo per cambiare le cose, una cosa positiva, la felicità che ci vuole per guardarsi attorno attentamente, guardare in faccia i posti e i tempi in cui viviamo e di reagire con tutti i mezzi disponibili" .
Qual è la risposta che stai raccogliendo dal tuo pubblico?
"Una bella accoglienza devo dire, tutte le sere mi sembra ci sia sempre un'atmosfera forte. Anche il disco, paradossalmente visto il periodo, ha venduto in neanche due mesi più del disco precedente. Poco più di diecimila copie, ma per un disco autoprodotto e registrato in casa con i miei amici è una cosa divertente. È andato addirittura decimo in classifica, non perché abbia venduto tanto ma perché gli altri non vendono più niente".
Sono curiosa di sapere cosa hai provato alla notizia del Premio Tenco.
"Sono stato contento, non ha stravolto niente. Due giorni a Sanremo a suonare in un teatro che pioveva sempre e ci siamo divertiti molto. Eravamo un po' marziani ma è stata la dimostrazione che non sempre devi conoscere qualcuno per arrivare da qualche parte e che soprattutto una produzione da zero euro può essere interessante come o di più di una produzione da 100.000".
Come sarà il tuo concerto a Rimini?
"Rispetto al precedente tour teatrale ci sono nuove interferenze. Le canzoni del primo disco sono mischiate a quelle del nuovo, ci sono letture, canzoni di altri rovinate. Nuove ritmiche ossessive e brani solo voce. Le canzoni si assestano in furgone girando con noi per i concerti e ogni sera sono un po' diverse".

 

 

 

 

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