Raphael, genio eclettico del jazz

RIMINI - Notizie spettacoli - mer 09 mar 2011
di Carlotta Frenquellucci

Intervista al vincitore di Sanremo Giovani 2011
In concerto al Teatro Novelli il 12 marzo

Grande classe, carisma, indubbio talento e l'aria di chi si trova su un palco per caso: tutto questo è Raphael Gualazzi, il ventinovenne cantautore di Urbino rivelazione di Sanremo 2011, vincitore del Festival nella categoria dei giovani artisti, con il brano Follia d'amore, un misto di melodia italiana, swing e jazz che ha convinto sia la critica che le giurie popolari. L'album Reality And Fantasy, uscito il 16 febbraio e prodotto dalla Sugar di Caterina Caselli (che ha già portato al successo artisti come Elisa, Bocelli, Negramaro) rivela il talento eclettico di Gualazzi, in perenne movimento tra soul, bossa e sonorità di ambito jazzistico. Senza perdere di vista la sintesi del pop.

Parliamo con il musicista della sua quasi portentosa impresa di sdoganare il jazz dalla definizione di musica di nicchia.
«In effetti un po' ovunque c'è questa idea, non solo in Italia. Non ho mai avuto un approccio filologico al jazz, musica nata come genere molto ma molto popolare e rimasta tale fino agli anni ‘50. Successivamente ha subito un'evoluzione a mio parere molto interessante, si è passati a strutture armoniche più complesse, a un approccio più intellettuale non assimilato dalla popolarità. Per me il jazz è semplicemente una musica bellissima, fatta d'improvvisazione, estro e libertà. Per me dovrebbe vivere di contaminazioni, esprimersi spazzando via le barriere e vorrei che il mio contributo venisse letto come un umile tentativo di riportare il jazz al grande pubblico».

È stato questo dunque l'input per la tua partecipazione a Sanremo? Quando ti hanno premiato, avevi l'aria di quello capitato per caso sul palco dell'Ariston. «Forse perché non mi sono mai posto il problema della competizione. Già all'epoca dei miei studi al Conservatorio di Pesaro evitavo le gare tra esecutori in cui mi spingevano gli insegnanti. La musica deve essere sinonimo di collaborazione, io la vivo così, anche se non nego certo di essere stato onorato di vincere sul palco del più importante festival della tradizione melodica italiana. È stata un'esperienza formativa ed emozionante».

Sei prodotto dalla Sugar Music, un'etichetta a metà strada fra la major e il lavoro di attento talent scouting, uno spartiacque tra la musica promossa via web e i talent show televisivi. A quale di questi due mondi ti senti più vicino?
«Grazie al lavoro con la Sugar ho potuto contare su un grande rispetto per la mia musica. Non è cosa facile da trovare, al giorno d'oggi. Un approccio esemplare. Quanto alla dicotomia 'Web-contro-talent-show', non m'interessa particolarmente, non ho nemmeno la tv in casa. Io penso a fare del mio meglio come compositore e arrangiatore della mia musica».

Che caratteristiche ha il tuo album "Reality and Fantasy"?
«È caratterizzato da una certa ecletticità, e questo dipende proprio dal mio modo di intendere il jazz come musica ballabile, piacevole e anche miscelabile, contaminabile con altri generi e stili. E naturalmente nel cd trovate anche il brano che ho portato a Sanremo, Follia d'amore, che è stato inserito anche nella colonna sonora di Manuale d'amore 3. Si fondono l'italiano e l'inglese e diversi stili musicali, ci sono pezzi frutto di collaborazioni con Rox, Fabrizio Bosso, gli Atem Quartet e poi il titolo del disco deriva da una duplice versione del pezzo, un remix del dj francese Stephan Pompougnac».

E se dovessi scegliere qualcuno cui duettare?
«Francesco Cafiso, un ottimo sassofonista».

E ora comincia il tuo tour che farà tappa anche a Rimini. Credi che sarai costretto a cambiare residenza?
«Sì, oltre alle sei date del tour a maggio parteciperò anche a due festival jazz in Francia, a Saint Germain e a Bordeaux e rappresenterò l'Italia all'Eurofestival di Dusseldorf. Ma, nonostante ciò, non cambierò residenza, preferisco svegliarmi alle 5 e prendere il treno piuttosto che lasciare una terra come la mia, una delle poche rimaste genuine, intoccate dallo stress delle grandi città».

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