Č gią un caso il primo romanzo di Lorenza Ghinelli

RIMINI - Notizie cultura - mer 09 mar 2011
di Lorella Barlaam

"Il Divoratore"... di classifiche

La presentazione il 26 marzo a Santarcangelo

Ancora inedito, "Il Divoratore" (Newton Compton) della riminese Lorenza Ghinelli è stato il più conteso all'ultima Fiera letteraria di Francoforte. Uscito il 20 gennaio, a fine mese era già al sesto posto della classifica dei romanzi italiani di La Repubblica. Una favola "nera", ambientata in una Rimini perturbante. Che l'autrice racconta così...

Lorenza, qual è il percorso dal precedente "Francis degli specchi"?
«In entrambi, un universo di adulti che non è in grado di guardare all'infanzia... Pit di "Francis degli specchi", disegnato da Mabel Morri, era una versione fiabesca e pulita del Divoratore, lato più abrasivo più autentico di un personaggio che appartiene ai miei sogni fin dall'infanzia. Una figura forte, senza contorni, con radici nell'ignoto anche metafisico. Che prende corpo nella fantasia e incarna le nostre paure... e ci fagocita.»

Il protagonista, Pietro, è un bambino con sindrome di Asperger...
«L'ho studiata per anni: è una sindrome che non si accompagna a ritardo mentale, e i bambini che ne sono affetti non hanno puntamento oculare. Eppure solo Pietro sa vedere l'Uomo dei sogni, è l'unico a puntare gli occhi dove servono. E solo Alice, l'educatrice di Pietro, gli crede, perché compie un viaggio dentro se stessa.»

Una storia che si fa via via più perturbante, fuori dai generi...
«...che sono categorie di cui ha bisogno il mercato, non le persone o le storie. Che li trascendono: la narrativa è uno spazio di libertà e scoperta. L'inizio è realistico, e i lettori si avvicinano con fiducia per poi essere presi in un percorso straniante, dai molti livelli simbolici.»

La tua tensione nella scrittura non sacrifica la lingua... c'entra la Holden?
«Giovanissima, alla scuola di scrittura chiedevo strumenti... ma i miei modelli li ho trovati vivendo e leggendo e sperimentando. Tanta vita rende vive le parole. Ho una passione per le biografie, le lettere, per la poesia contemporanea, quella di Patrizia Vicinelli, Mariangela Gualtieri. Mi sento assetata di stile: le idee le storie le ho, e cerco una mia voce.»

E Rimini?
«Ho ambientato il romanzo a Rimini perché la amo moltissimo, è la mia città anche elettiva, quella che conosco meglio. Narrandone le zone non urbanizzate, selvatiche, l'inconscio esposto della città. Il mio immaginario si nutre di queste terre, e sto cercando di tornare anche a viverci: Roma mi fagocita con la sua frenesia e adesso ho bisogno di tanto silenzio.»

Che effetto ti fa il grande successo del libro?
«Non mi interessa il chiasso mediatico, essere esposta, ma che moltissimi leggano quello che scrivo, e poter vivere grazie alla scrittura. Non sono un prodotto o una rockstar, voglio che i miei affetti restino preziosi e così li proteggo, come il mio tempo e spazio di scrittura. Io credo che il successo venga quando guardi altrove... lavorando tanto, credendoci e incontrando le persone giuste.»

Progetti?
«Il secondo romanzo è già pronto, il titolo provvisorio è "Di sangue e d'inchiostro". Una storia vera, del tutto diversa. Mi sembra che "Il Divoratore" abbia chiuso un cerchio, e mi sento pronta ad affrontare la vita nella scrittura senza andare sul simbolo, che è importante ma è uno scudo, una figura che dice le cose per noi. È una sfida. E speriamo vada bene».


Soppalco

Contro il razzismo, ieri e oggi. A Rimini giovedì 17 marzo, presso la Cineteca Comunale (ore 16.00), il "Progetto Educazione alla Memoria" propone la conferenza di Luca Bravi "La persecuzione nazi-fascista dei Rom e dei Sinti: una memoria negata tra passato e presente". Bravi, docente all'Università di Firenze e autore di saggi sulla storia dei Rom e dei Sinti in Europa, racconterà come lo stereotipo denigrante dello "zingaro" si leghi in modo diretto all'epoca dei totalitarismi europei. Domenica 20 marzo, vigilia della "Giornata mondiale contro il razzismo", al Teatro degli Atti (ore 21.00) andrà in scena "Non chiamarmi zingaro", scritto, interpretato e diretto da Pino Petruzzelli. Un viaggio "in diretta" all'interno delle comunità Rom e Sinti di mezza Europa, vissuto e narrato in prima persona dall'autore del libro omonimo, uscito nel 2008 da Chiarelettere. Info: 0541 704209 - memoria.comune.rimini.it/

 

 

 

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