Quella puzza che nessuno sentiva

RIMINI - Notizie primo piano - mer 09 mar 2011
di Stefano Cicchetti

Dopo le clamorose operazioni di Carabinieri e Guardia di Finanza
La mafia tra noi, ora si reagisce

Così va un po' meglio. La Sala degli Archi non è bastata per contenere la folla che domenica è accorsa per sentire i giudici Daniele Paci e Piergiorgio Morosini su "Romagna mafiosa?". Marco Lombardi, coordinatore provinciale del Pdl, chiede che i prossimi programmi elettorali mettano "al primo punto la lotta con ogni mezzo disponibile a questo pericolosissimo fenomeno, come precondizione a ogni altro programma amministrativo".
L'assessore provinciale al turismo Fabio Galli vuole che gli hotel che si collegano alla questura per trasmettere i dati in tempo reale godano di precedenze nell'accesso ai finanziamenti regionali. Tutte le forze politiche e sociali si stanno mobilitando.
Sì, va un po' meglio, rispetto alla prime reazioni all'Operazione Vulcano di Ros e Dda di Bologna. Operazione che ha portato all'arresto di 10 persone facenti parte di tre diversi clan camorristici, in combutta per praticare estorsioni e prestiti a tassi usurari nei confronti di imprenditori del Riminese e di San Marino, con un interesse particolare per il Titano. Intanto la Guardia di Finanza di Pesaro sequestrava 22 milioni in beni di provenienza "riconducibile a interessi mafiosi".
Gomorra in casa e sui titoli dei giornali. Eppure a botta calda era stato tutto un minimizzare e additare le "poche mele marce", di cui peraltro fino ad allora nessuno si era accorto da che vermi fossero divorate. Possibile? Possibile che case, alberghi, ristoranti, partecipazioni societarie passassero nelle mani di picciotti e cumparielli senza che a qualcuno venisse l'ispirazione di chiedere per lo meno un consiglio alle forze dell'ordine?
Perché l'aspetto più sconfortante della vicenda - o meglio delle vicende che si susseguono ormai da 17 anni, come hanno fatto notare gli inquirenti - è proprio questo: la cosiddetta "società civile" qui non ha saputo opporsi. Secondo gli investigatori, ci sono stati banchieri, notai, avvocati, commercialisti che quando hanno incrociato i clan hanno fatto come le tre scimmiette. Personaggi che per le loro professioni fanno parte a buon diritto della classe dirigente locale. Eppure si sarebbero regolati secondo un motto latino che non appartiene alla nostra gloriosa tradizione giuridica, ma a un molto meno glorioso filone di italico cinismo: pecunia non olet, i soldi non puzzano.
E invece il puzzo di questi soldi per fortuna sembra che stia arrivando alle narici di tutti. La speranza è che a nessuno venga più in mente di turarsi il naso, meno che meno ai "piani alti", dove ci si aspetterebbe che il potere corrisponda al senso di responsabilità. Anche perché c'è un altro proverbio che riguarda gli odori: "Il pesce comincia a puzzare dalla testa". E a noi romagnoli il pesce piace fresco, vero?

 

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