Nicola Ciotti agli europei indoor nonostante i 35 anni
Il riccionese volante stupisce ancora
"Le Olimpiadi? Chissà..."
Se sei un atleta professionista e hai 35 anni è naturale che ogni tanto qualcuno ti ponga la fatidica domanda "quanto pensi di continuare ancora?", che può nascondere un velato "non è ora che smetti?". Poi tu, saltatore in alto da quasi 20 anni, piazzi un 2,28 (misura di assoluto livello internazionale) e la settimana dopo ti laurei campione italiano per la settima volta: come dire "finchè vinco, vado avanti".
Il campione in questione è Nicola Ciotti, il riccionese volante che, nonostante l'età (...), domenica ad Ancona ha messo ancora una volta in fila tutti agli Assoluti italiani indoor e si appresta ora a disputare gli Europei indoor in programma a Parigi dal 4 al 6 marzo. Alla vigilia della preparazione alla rassegna continentale ci racconta le emozioni provate domenica, le ambizioni e i progetti futuri, visto che di smettere, per il momento e a ragion veduta, non se ne parla.
Nicola, innanzitutto partiamo dalla gara di domenica, come si riesce a 35 anni ad avere ancora gli stimoli e la forza per laurearsi campioni italiani?
"Sono arrivato ad un punto della carriera dove non gareggio più con l'ossessione della vittoria, la tranquillità che deriva da questo aspetto e l'ottima condizione fisica sono componenti fondamentali per restare al vertice. Ad Ancona ho inanellato una serie di salti al primo tentativo che mi hanno dato coraggio e portato ad una stupenda vittoria".
Una gioia che non hai potuto condividere con il tuo gemello Giulio, finito nelle retrovie.
"Giulio in questa stagione ha ottenuto il brevetto federale e ha cominciato anche ad allenare quindi ha un po' trascurato per forza di cose la sua preparazione; alla nostra età è troppo importante essere al top della condizione, l'anno scorso ha vinto lui, quest'anno io, un Ciotti è sempre campione italiano".
Ora si parte per Parigi, europei indoor, con quali ambizioni?
"Le stesse che mi hanno accompagnato in questa stagione, divertirmi e fare bella figura, magari entrando nei primi otto. Ci sono atleti indiscutibilmente superiori, penso ad Ukhov e ad altri russi, e considerando che il più vecchio ha 7 anni in meno di me è già una soddisfazione esserci".
Gli ultimi europei di Barcellona ad agosto si sono chiusi con un modesto 17° posto per l'Italia. A che punto è il movimento nazionale?
"Negli ultimi anni la situazione è peggiorata drasticamente, ci sono poche risorse, la Federazione giudica gli atleti di 30 anni finiti ma non investe sui giovani, mancano le strutture e tecnici preparati. La fine è già iniziata, se non ci sarà un'inversione di tendenza, salvo talenti naturali, nel giro di qualche anno non avremo più atleti di alto livello".
E tornando all'inizio, quanto pensi di continuare ancora?
"Valuterò di stagione in stagione, se mollo è perché ho un'alternativa allettante o perché comincio a fare figuracce, al momento mancano entrambi i presupposti. Lascio aperta una porta per le Olimpiadi di Londra 2012, nel frattempo mi interesso di fisioterapia e massaggi sportivi, un'ipotesi per il post carriera che mi intriga".
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