RIMINI E’ sgvélla com un’angvélla

RIMINI - Notizie Borgo S. Giuliano - mar 26 ago 2008
di Stefano Cicchetti
[{LE NOSTRE PAROLE} {Sguillare} è una dei pochi vocaboli dialettali che si stanno salvando dalla scomparsa delle parlate regionali] Ci sono parole dialettali che stanno passando indenni l’ondata di italianizzazione a reti unificate dovuta all’avvento della televisione. Uno di questi termini è {sguillare}, significante “scivolare, sdrucciolare”. La si ritrova infatti nei blog e nei siti dei ragazzi di mezza Italia, riferendosi ad automobili che non tengono la strada come a calciatori particolarmente abili nel dribbling. Così in Romagna ed Emilia, ma anche in Piemonte, Lombardia, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo. A Rimini, il dialettale {sgvilè} viene spesso associato alla scivolosità del pesce, in particolare uno: {“L’è un che sgvèlla com un’angvèlla”}: è uno che scivola come un’anguilla. Si potrebbe quindi pensare ad un etimologia che derivi dalla prelibata specie ittica. E invece no, l’anguilla non c’entra proprio niente, venendo dal latino {anguis}, “vipera, serpe”. Il nostro {sgvilè} ha tutt’altra spiegazione. Il Dizionario Etimologico del Pianigiani ci informa intanto delle analogie: con gli idiomi di Bologna e Modena, dove fin sull’Appennino c’è {sguilàr} (usato anche da Francesco Guccini); con i dialetti francesi della Saintonge, sull’Atlantico presso La Rochelle, che dicono {guiler}; con l’aretino e il senese dove si pronuncia anche {squillare} ; con il piemontese {sghié}. A Gubbio il verbo è entrato perfino nel “glossario ufficiale della Corsa dei Ceri”, che là, come si sa, è l’evento più importante dell’anno. E importantissimo è riuscire a non {sguillare}, cioè ad evitare “il temuto scivolare con il peso del Cero sulle spalle. La perdita di aderenza con il suolo può essere molto facile e molto pericolosa”. Addirittura, nella cittadina umbra si compila con cura, anno per anno, la “cronistoria delle principali {sguillate”}, in quanto vi si traggono vaticini in base al luogo e le modalità dell’accaduto. La voce, riferisce ancora il Pianigiani, “fu usata anche dal Boccaccio e dal Pulci, ed è registrata dalla Crusca”; sempre con il significato letterale di “sdrucciolare”, ma anche quello figurato di “muoversi con prestezza, sguisciare”. Dunque non dialetto, ma italiano del più puro. La prima fonte è però germanica, dall’antico tedesco {wellan, wellen}, che in origine stavano per “far scorrere, girare”. Una parola probabilmente longobarda, vista l’area della sua diffusione.

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