RIMINI I Santi gemelli
RIMINI - Notizie Storia Borgo S. Giuliano - mar 26 ago 2008
di Stefano Cicchetti
[{Rimini e Rovigno unite dai loro patroni}
Le incredibili analogie fra la storia di Giuliano e quella di Eufemia]
Prima l’ostilità fra Italia e Austria, poi la guerra fredda e la cortina di ferro che passava proprio di qui: di recente le sponde dell’Adriatico sono state molto distanti. Solo da poco, con la Slovenia nella Ue e un clima più disteso con gli altri stati ex jugoslavi, il nostro mare sta tornando quello che è sempre stato: non un fattore di divisione, ma di comunicazione e scambio, fino all’appartenenza ad una cultura comune.
Non deve dunque meravigliare se molte tradizioni si ritrovano simili sia sulle coste dalmata e istriana che su quella italiana. Ma un’analogia come quella fra i Santi patroni di Rimini e Rovigno è davvero singolare.
I Santi in questione sono Giuliano ed Eufemia. Ebbene, tutti i riminesi che conoscono fin da bambini la storia di San Giuliano e del miracoloso arrivo delle sue reliquie alla Sacramora, non possono che sobbalzare leggendo la storia di Santa Eufemia, patrona di Rovigno. Eccola.
“E un’arca giunse dal mare…”
«Posto in contrada Santa Croce, Santa Cruz, dirimpetto allo Scùio da S. Catareîna vi è l'Arnu da Sant'Ufièmia. La leggenda popolare narra che in tale sito approdò miracolosamente il 13 luglio dell'800, galleggiando sul mare, e proveniente da Costantinopoli, la pesante arca marmorea di Santa Eufemia da Calcedonia, in una notte da tregenda con onde gigantesche che gettarono l'arca sugli scogli di quello che allora era l'Isola di Rovigno. A testimonianza del miracoloso evento venne fatta erigere una colonna quadrangolare con una fontana. Anticamente e sino ai primi del '900 il popolo faceva uso devozionale della sua acqua ritenendola miracolosa.
Narra la leggenda che i rovignesi, accorsi in gran numero, si avvidero che l'arca nel suo prodigioso arrivo aveva scavato una sorta d'insenatura e, convinti dal fatto miracoloso, vollero portare l'arca entro le mura di Rovigno ma non riuscirono né in tale impresa né a scoperchiare il sarcofago. La notte successiva ad una pia rovignese apparve in sogno una splendida giovinetta, che le rivelò di essere Sant'Eufemia, la martire di Calcedonia, dandole precise istruzioni per spostare la pesante arca in pietra, ovvero “le ingiunse di aggiogare all'arca stessa le due ancor vergini vaccherelle che le aveva dato il Signore, e di lasciar poi che desse la conducessero colà dove a Lui stesso fosse meglio piaciuto. Né al dì vegnente tardò guari la pia vedova a mettere in esecuzione il celestial comando; ed alla vista di tutti quell'enorme peso è sollevato facilissimamente dalle due vaccherelle, e condotto fino alla sommità del monte, dove poi si arrestò presso l'antica Chiesuola intitolata a S. Giorgio Martire"».
Tutto ciò sarebbe avvenuto dunque circa 150 anni prima del miracoloso arrivo dell’arca di San Giuliano a Rimini.
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