Molière tra Pulcinella e Totò

RICCIONE - Notizie cultura - mer 23 feb 2011
di Lorella Barlaam

"Il Signor di Pourceaugnac" a Riccione
Intervista a Emanuele Valenti della compagnia di Punta Corsara

Se dici Scampia ti viene subito in mente Saviano, e la bellezza e l'inferno come poli da cui può scaturire una vitale energia di cambiamento. Quella che la compagnia di Punta Corsara porta al Teatro del Mare di Riccione il 26 febbraio con "Il Signor di Pourceaugnac", da Molière. Nata a Scampia dal progetto "Arrevuoto", che rimetteva il teatro al suo antico posto, al centro della polis, la compagnia di giovani attori e tecnici diretta da Emanuele Valenti percorre l'Italia in tournèe con una comédie-ballet da noi poco rappresentata. In scena, una vitalità prorompente, quasi minacciosa, idee drammaturgiche chiare e attori strepitosi che hanno meritato nel 2010 il Premio Speciale UBU e il Premio Hystrio. Ne parliamo col regista.

Emanuele Valenti, cos'è Punta Corsara?

«È un progetto pedagogico-teatrale della Fondazione Campania dei Festival, che prosegue "Arrevuoto", progetto dedicato al mondo degli adolescenti, per cui Marco Martinelli e gli attori del Teatro delle Albe di Ravenna avevano portato a Scampia la loro Non-Scuola, esperienza decennale di lavoro con gli adolescenti. Da lì il desiderio di non perdere l'energia dei tanti ragazzi cresciuti nel percorso, formando una compagnia e provando a muoverci su vari piani. E' stata avviata la ristrutturazione dell'Auditorium di Scampia come spazio di lavoro e rappresentazione, abbiamo promosso laboratori e ci siamo messi in rete con i teatri napoletani e realtà come Anticorpi XL. Invitando compagnie che apprezziamo, come i Motus, che qui hanno ideato la quarta tappa di ICS, il loro lavoro sulle periferie e i giovani, o Virgilio Sieni che con "L'oro di Scampia" ha coinvolto anziani e bambini. Sempre lavorando sul teatro e la formazione e senza perdere il contatto col territorio.»

Perché Molière?

«Nel terzo anno di Arrevuoto l'avevamo affrontato lavorando con Martinelli, un affresco su Molière che si chiamava "L'immaginario Malato", trovando un altro sguardo sull'autore. Sono molte le ragioni che mi hanno portato verso questo testo: il servo Sbrigani è napoletano, nel canovaccio sono intessute due antiche farse di Pulcinella, Molière aveva conosciuto Tiberio Fiorilli, il famoso Scaramouche, il cui padre era stato un grande Pulcinella... In fondo aveva imparato dagli stessi antenati da cui sono venuti fuori Totò, Peppino, Raffaele Viviani, padri della nostra tradizione comica. Da qui la voglia di uno spettacolo che ibridasse il testo seicentesco con i film di Totò, con le musiche della commedia italiana degli anni '60. Abbiamo adattato il copione senza allontanarci troppo, riportando i personaggi sugli attori, mettendo in scena una Napoli "vivente", trappola malefica e beffarda. Sullo sfondo, la tradizione che vede Pulcinella come capro espiatorio della società, incarnato dal Signor di Pourceaugnac.»

Progetti futuri?

«Prima di tutto la nuova produzione e il lavoro sul territorio. Noi siamo in forte relazione con le realtà sociali, e quello sul territorio è un lavoro che continua, come laboratorio stabile in cui i ragazzi già formati lavorano con me con i piccoli, in attesa del completamento dell'Auditorium. Infine, Tano Grasso, Assessore alla cultura di Lamezia Terme, ha invitato noi e il Teatro Delle Albe a portare la nostra esperienza a Lamezia, con un programma che durerà un anno e culminerà in un grande spettacolo. La direzione resta questa.»
Venerdì 25 alle 16 al Teatro del Mare incontro con la compagnia e proiezione del video di "Ubu sotto tiro", di A. Renda, spettacolo nato dal laboratorio di Martinelli in Arrevuoto.

 

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