Il locale di Bruno Vecchi in piazza Cavour

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 23 feb 2011
di Annamaria Bernucci

Il popolo lo chiamava "e' bar di sgnur"
Un caffé lungo un secolo

Il popolo lo chiamava "e' bar di sgnur", il bar dei signori. Per oltre un secolo, fino al trasferimento del 2009 nel Borgo San Giuliano, il Caffé Vecchi ha "dato il tono" a Piazza Cavour. Arredi rigorosamente liberty, decori e boiserie in linea con la moda primonovecenesca. Una réclame nel 1909 recitava ‘Pasticceria confetteria del Commercio ditta Fratelli Vecchi'.

Dolci e raffinate pasticcerie e una segreta quanto prelibata ricetta per la piada dei morti, dolce a base di sava, noci e uvette, prodotto in occasione delle festività di novembre, avevano reso rinomato il locale sin dalla sua nascita. L'arte pasticcera era dovuta a Bruno Vecchi e ai suoi fratelli coadiuvati da Ciro Brunori; ressero l'esercizio sino alla metà degli anni '50. Nella gestione della pasticceria compare anche il nome di Giacomo Tamoni, come si evince dall'elenco delle attività commerciali del 1929 (Guida Storico commerciale industriale di E. Camuncoli e G. Ricciotti, 1929).
La borghesia agiata della città, i nuovi ceti emergenti che i commerci avevano dotato di nuova ricchezza, erano gli avventori privilegiati. Le autovetture, ancora rarissime negli anni ‘10 e '20, parcheggiate davanti alle sue vetrine quando erano ancora le carrozzelle da passeggio a dominare il paesaggio urbano, fanno spiccare questo locale già celebre per gli incontri, le transazioni, le conversazioni e lo svago.
I locali della pasticceria con l'annesso laboratorio erano ubicati in un pregevole edificio il cui disegno è attribuito all'ingegnere Gaetano Urbani. La costruzione risale al 1867, il committente è la Cassa di Risparmio di Rimini che avviava in quell'anno il progetto per la realizzazione della prima sede autonoma in piazza Cavour nelle case già chiamate Galli e Melzi. Si trattava di uniformare la facciata delle abitazioni esistenti, dare loro l'andamento prospettico. Il professor Giovanni Rimondini ne ha sagacemente ricostruito il progetto e riconosciuto l'attribuzione all'Urbani. Rimangono a testimonianza superstiti disegni della cancellata in ferro, da considerarsi per la loro finitezza esecutivi e un dettaglio di una finestra per il medesimo fabbricato; i disegni sono conservati presso la collezione degli eredi dell'Urbani (Santangelo di Avellino).

I salotti della Rimini borghese
Come annota Piero Meldini, "la più vecchia bottega del caffé di Rimini è, per quanto ne sappiamo, il Caffé della Fontana , nella piazza omonima (oggi Cavour). Se ne hanno notizie a partire dal 1784, quand'è citato anche come Caffé di Bologna". Nel 1820 i caffé erano sette, fra cui quello "dei Nobili" lungo il Corso (edificio ex-Oviesse), aperto fin dal 1786. Verso il 1835 sono attivi, sempre sulla "via Maestra", i locali di Giacomo Minozzi e Giuseppe Bertacchi, mentre La Caffetteria e Pasticceria di Francesco Cervellati è in piazza S. Antonio (Tre Martiri). Fra fine ‘800 e gli anni 20 del ‘900, oltre a Vecchi, aprono il Caffé Pasticceria del Commercio, il Bar Italia e il Bar Centrale e Pasticceria di Ernesto Dovesi, il Bar Gambrinus di Riccardo Pari in via Garibaldi, il Bar dell'Aurora in via Gambalunga, il Bar Dante nella via omonima, la Bottega del Caffé di Dante Giovannini.

Un edificio di Gaetano Urbani
L'impronta classica si deve all'allievo del Poletti

Per Gaetano Urbani era il primo edificio della sua lunga e importante carriera. Si era formato a Bologna (dal 1844) dopo gli studi ginnasiali a Rimini, e alla scuola del Poletti all'Accademia di San Luca a Roma, seguendo l'iter formativo regolamentato dallo Stato Pontificio. Nel 1868 assume l'incarico dei Lavori Pubblici e Ornato della città, con altri importanti lavori come la ristrutturazione del Palazzo Comunale e della Biblioteca Gambalunga, corrispondendo per questi e altri incarichi a principi di decoro, sobrietà e rivelando sempre profonda competenza.
Tuttora l'edificio superstite che si affaccia sulla piazza mantiene inalterata la partitura originaria conferita dall'Urbani: una costruzione di impronta classica, caratterizzata dall'ordito delle aperture al pianterreno destinate a botteghe o negozi, un piano nobile, un secondo sotto il tetto. La fisionomia del fabbricato, nel secondo dopoguerra, viene però interrotta. Nel 1951 venne eretta la sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura su progetto dell'ingegnere Giorgio Zacutti edificio rivestito di travertino che definisce l'angolo con la via Gambalunga con la sua mole elegante e compatta.

 

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