L'unitā? Come i fiocchetti di Carnevale

RIMINI - Notizie satira - mer 23 feb 2011
di Lia Celi

Il Risorgimento dolciario, che utopia
A ciascuno il suo dolce, con buona pace di Mazzini

Mentre infuriano le polemiche sulla festa dell'Unificazione una domanda sorge spontanea: come può credere all'unità nazionale un Paese che non sa unificare nemmeno i dolci di Carnevale? Non solo ogni provincia ha il suo arsenale di artiglieria dolciaria ad hoc con devastante potenziale calorico, tanto più che, a parte esoteriche specialità di nicchia, come le cattas o la scorrezione di pinocchiata, le specialità carnevalesche italiane si presentano in due modelli base: losanga di sfoglia o pallina di pasta (per noi riminesi: fiocchetto o castagnola). Ma lo stesso dannato pezzetto di pasta fritta e zuccherata, a seconda delle città, ma che dico? Delle frazioni, cambia nome. Basta un paio di chilometri nell'entroterra, e i fiocchetti diventano «chiacchiere», con varie specificazioni: delle suore, delle monache, della suocera, della nonna, del premier. A Bologna e a Venezia le si assimila ai volants degli abiti femminili, e diventano «frappe», «sfrappole», «gale» o «galani», ma nel resto del Nordest sono «crostoli», nel Nordovest sono «bugie» (forse perché si tende a mentire su quante se ne sono mangiate realmente).
Ancora peggio con le castagnole. Due fornai nella stessa via possono venderti con quel nome dolci completamente diversi: sferette compatte cosparse di zucchero o di alchermes o di entrambi, o frittelle gonfie ripiene di crema o di nutella.
Esci da Rimini, e via con i cambi di identità: le castagnole piene diventano «lupini», «scroccafusi» o «favette», quelle vuote «fritole», «zeppole», e a Milano addirittura «tortelli» (attenzione: se andate da quelle parti e ordinate come primo tortelli burro e salvia potrebbero prendervi per tipi eccentrici). Sono certa che Mazzini, con il suo genio profetico, aveva riflettuto sul problema dell'unificazione dei dolci di Carnevale, posponendolo solo a quella del governo, della lingua e della moneta. Presto o tardi salterà fuori un saggio inedito in cui l'Apostolo proponeva l'adozione di due soli nomi in tutte le regioni d'Italia. Avrà bocciato vocaboli moralmente equivoci come «chiacchiere» o «bugie», che non dovevano contaminare le bocche dei nuovi italiani, nemmeno come frittelle. Scartate anche «gale» e «sfrappole», che evocavano vanità e civetteria, e gli sgradevoli «crostoli», il fondatore della Giovine Italia alla fine avrà scelto proprio i nostri fiocchetti, nome che sa di letizia composta e frivolezza responsabile, e tipico di Rimini, ai cui fermenti rivoluzionari Mazzini aveva già dedicato un pamphlet giovanile. In attesa di conferme storiche, godiamoci i nostri fiocchetti, simbolo perfetto dell'attuale grado di coesione nazionale: basta un niente e si spezzano.

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