E adesso come ne usciamo?

RIMINI - Notizie opinioni - mer 23 feb 2011
di Giampaolo Proni

La vicenda politico-giudiziaria che coinvolge Berlusconi
La contrapposizione di due sistemi entrambi malati e fuori del tempo

Non si può che osservare con una certa disillusione mista a tristezza la vicenda politico-giudiziaria che coinvolge Berlusconi. In essa si contrappongono due sistemi entrambi malati e fuori del tempo. Da una parte una democrazia ancora ingenua e giovane, ahimé con un elettorato vecchio, dall'altra una giustizia ideologizzata e inefficiente.

Certamente, il fatto che per i suoi primi 40 anni la nostra è stata una democrazia fittizia, in cui una sola parte politica poteva governare, non ha giovato a darne agli italiani una buona immagine. L'idea che 'votare non cambia niente' ha avuto decenni di verifiche sperimentali. Allo stesso modo, l'emarginazione di una parte dell'elettorato ha rafforzato in esso l'idea complementare che dunque per cambiare serve prendere il potere, non votare.
L'altro dogma del quale gli italiani sono fermamente convinti è: "In galera vanno solo i poveracci". E in effetti, anche di questo le conferme empiriche non mancano. Evasori, truffatori, bancarottieri, politici corrotti, miliardari corruttori, raramente sono stati inquisiti e condannati. Con Mani Pulite parve che qualcosa sarebbe cambiato, ma presto ci si rese conto che, per diversi motivi, la giustizia ci vedeva da una parte sola. Il denaro elargito da Mosca al PCI non fu mai considerato un reato (anche perché ce n'era per tutti, in un modo o nell'altro), e in generale i partiti di opposizione, proprio per una maggiore vulnerabilità, hanno costruito e gestito i loro affari meno puliti con maggiore prudenza. Pensioni d'oro, proprietà immobiliari apparse dal nulla, misteriosi conti esteri, passaggi di denaro tra cooperative e organizzazioni politiche, e soprattutto la capillare gestione della speculazione edilizia locale, non hanno mai attirato l'attenzione degli inquirenti.
Attenzione che invece è stata per lo meno vigile nei confronti di Silvio Berlusconi. Alla pagina di Wikipedia consultata in data 16/2/11 ne appaiono 25. L'ipotesi che tutti gli altri imprenditori italiani, se sottoposti a indagini così accurate, siano tutti innocenti, va sicuramente considerata dal punto di vista scientifico. Dal punto di vista pratico, vi sono forti dubbi che qualcuno di essi potrebbe restare incensurato, vista anche la cavillosità e l'arbitrarietà interpretativa delle infinite leggi italiane. Si pensi a Tanzi, il cui crac (14 miliardi di euro) è il maggiore nella storia europea, ed equivale a una robusta manovra finanziaria. Forse qualcosa si poteva fare prima?
Una parte dell'ingenuo e allo stesso tempo furbo elettorato italiano ha pensato che eleggere una persona molto ricca e molto potente potesse limitare il sistema partitocratico e spazzare la grande casta di costosi politici che costituiscono una zavorra economica e sociale per il paese. Ha anche pensato che la moralità di costui potesse passare in secondo piano in quanto ritiene che gli altri siano uguali, soltanto meno inquisiti. Non si aspettava che questo ricco, diventando vecchio, triste e solo, si riducesse a perdersi dietro alle ragazzine. Ma questo è proprio ciò che fanno i vecchi ricchi tristi e soli. Perché a un certo punto si rendono conto che l'amore che i soldi comprano è l'amore per i soldi, e si impuntano a servirsi almeno di una squallida imitazione. Nessuno si è chiesto perché gli americani non eleggano presidente un miliardario. La risposta è che li conoscono meglio di noi.
Non si può però non restare comunque intimoriti da una opposizione che organizza 'sedute di odio collettivo' alla Orwell, organizzate da un magnate (a sua volta protagonista di diverse vicende giudiziare) che possiede un network di mass media contrapposti al governo, nelle quali sfilano intellettuali e artisti esprimendo in mezzo al tripudio della folla il loro disprezzo per il capo della maggioranza.
Non si può non pensare a che cosa sarebbe di noi normali cittadini, privi degli avvocati di prima fila, del denaro e dei mass media che sostengono Silvio Berlusconi, nel caso in cui, innocenti, fossimo martellati dai migliori procuratori del Paese con venti inchieste per vent'anni della nostra vita.
E come ci sentiremmo se per vent'anni milioni di persone fossero nutrite e allevate a odiarci come fossimo il Male assoluto, la rovina del paese, criminali e nemici del popolo, con libri, siti web, movimenti di opinione, trasmissioni TV, quotidiani, sapendo che migliaia di costoro riderebbero e ballerebbero alla nostra morte o per vederci in manette?
Credo che noi, cittadini della Repubblica italiana, dovremo lavorare molto seriamente e con impegno per uscire da questa situazione, e che faremmo bene a pensarci da subito. E a stare attenti a ciò che gli odiatori e gli adoratori vogliono farci sapere, credere e fare.
Secondo me la democrazia, se ci si crede, trova alla fine la sua strada.

 

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