Il made in Italy si difende anche con la dignitą nel lavoro
Amare esperienze dei giovani in certe aziende
Fra umiliazioni, irregolarità, mancati pagamenti, ignoranza
Nel mio lavoro mi capita spesso di fare da tutor a studentesse che vanno in aziende del settore moda per il tirocinio. Contatti con aziende - anche di altri settori - li ho avuti inoltre come consulente. Posso dire di averne conosciute diverse, dalle più piccole alle più grandi. Alcune di rilevanza internazionale.
Ho rilevato grandi differenze in quella che si definisce 'cultura aziendale', vale a dire i codici delle relazioni sociali ed umane di una organizzazione. Un'azienda, infatti, è qualcosa che assomiglia a un esercito, una tribù e una famiglia. Ci deve essere disciplina come tra i militari, regole che valgono solo per il territorio come in una tribù e relazioni personali quotidiane come in una famiglia. La cultura di un'azienda è un sistema originale e nella grandi organizzazioni viene studiata, insegnata e progettata. E' evidente che in una banca svizzera le regole e gli stili di comportamento (dal vestire al parlare al cibo ai discorsi ecc) saranno diverse da quelle di un parco tematico, ma anche in aziende dello stesso tipo si lavora e si vive in modo molto diverso. E' noto, per esempio, lo stile rock e casual della Diesel: si può andare a lavorare in sandali e c'è musica in tutti gli ambienti. Diverso è il caso della nostra Teddy: vi è uguale famigliarità e informalità, tante persone giovani, ci si dà del tu, ma la cultura aziendale fa riferimento all'impegno nel volontariato cattolico e ai valori di solidarietà e carità. C'è in comune che si lavora tanto!
La cultura aziendale serve anche a filtrare le risorse umane e a costruire una comunità coesa e unita. E' chiaro che se un giovane è allergico alla giacca e alla cravatta preferirà un'azienda dallo stile più informale e collaborativo. Se invece si sente un manager aggressivo e competitivo preferirà un'organizzazione dinamica che favorisce il confronto dell'uno contro l'altro.
A volte succede che il giovane si rende conto di non essere nel posto adatto e alla fine dello stage non pensa di restare in quell'ambiente. Poi se il lavoro arriva, soprattutto in questo periodo, lo si accetta comunque. Ma non ci si trova bene.
Il motivo di questo articolo non è però solo di confrontare culture d'impresa diverse, bensì di segnalare, senza fare nomi, comportamenti intollerabili. I casi positivi sono per fortuna la maggior parte. Ma diverse volte chi va in tirocinio, specie le ragazze, riferiscono di modi di fare che non sono stili di management ma superano i limiti del rispetto per le persone. E non sono mai i classici casi di molestie sessuali, che nella moda sono rari, per diversi motivi. Si tratta di insulti, umiliazioni, lavori svolti senza norme di sicurezza e di salute, trattamenti isterici e punitivi. La ragazza arriva in ufficio e non le si fa trovare neppure un tavolo. Ci si rivolge a lei chiamandola "Senti, cosa...", la si esclude da tutte le relazioni sociali. Le si affidano lavori ripetitivi e monotoni, dimenticando che si tratta di un tirocinio formativo che prevede un progetto didattico, firmato dall'azienda. Spesso si porta la persona alle lacrime, a volte le si fa abbandonare lo stage. In alcuni casi, dopo un'assunzione a tempo determinato, il dipendente non viene pagato per mesi, in un caso mi fu riferito di un pagamento con assegno scoperto.
Ora, si badi bene, non sto dicendo che nel lavoro non si deve fare la gavetta. Penso che la gavetta, anche dura, sia assolutamente sacrosanta. Ma c'è una notevole differenza tra aziende - mi si permetta - da magliari, dove regna l'ignoranza, anche se scarrozzata in Porsche o calzata Manolo Blahnik, e aziende nelle quali educazione, rispetto e umanità si sono stabilite da tempo e costituiscono un patrimonio solido quando il capitale. Curiosamente, guarda un po', le aziende floride, con una tradizione e un mercato validamente presidiato, sono quasi sempre quelle dove si lavora bene e le persone vengono trattate con rispetto. Un'altra differenza, ancora una volta, la fa la cultura nazionale. All'estero, è molto raro che un dipendente venga insultato o deriso, perché esistono protezioni efficaci contro comportamenti lesivi della dignità, anche legali. In Italia, ancora una volta, si tollerano violazioni del rispetto e dell'uguaglianza delle persone che sono tipici di un paese primitivo e privo di libertà e democrazia. Un paese di poveretti incattiviti dalla miseria e di ricchi che i soldi - mi si permetta il termine - sanno solo 'sputtanarseli'.
Non è così che il Made in Italy riuscirà a mantenere la sua posizione del mondo e le nostre aziende stare sulla scena internazionale. Non si creda che quest'aspetto non influisca sulla performance dell'azienda. Le aziende buone sono buone in tutto. La mano può essere di ferro, ma il guanto deve sempre essere di velluto.
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