Giulio Cesare in caserma
Le tormentate vicende della statua di piazza Tre Martiri
Mussolini credeva che il discorso del "dado è tratto" fosse stato pronunciato a Ravenna
In occasione dell'inaugurazione del "restauro" del foro di Cesare a Roma, il 21 aprile 1932, Benito Mussolini fece realizzare una copia della statua loricata di Giulio Cesare di età traianea, conservata nel palazzo Senatorio, e successivamente spostata durante l'inaugurazione di Via dell'Impero.
La copia fu destinata a Rimini, luogo dal quale Cesare iniziò la sua marcia su Roma dopo aver attraversato il fiume Rubicone.
In realtà nell'anno 1933, Mussolini fu informato dal cappellano della 82° Legione camicie nere, Don Domenico Garattoni (1877-1967), sul fatto che a Rimini esistesse una piazza dedicata a Giulio Cesare (oggi Tre Martiri) per via del discorso che venne tenuto in quel luogo, e che sarebbe stato quindi opportuno collocare una statua che ricordasse quell'importante evento storico, sul quale peraltro il Duce aveva idee un po' confuse: ebbe infatti ad affermare che fosse avvenuto a Ravenna, e non a Rimini.
Sia come sia, in un primo momento l'architetto Gaspare Rastelli, che stava curando il progetto di restauro della torre campanaria di Piazza Giulio Cesare lesionata dai terremoti del 1875 e 1916, pensò di collocare la statua nella nicchia centrale dell'arcata alla base della torre. Invece, per volontà dello stesso Duce, fu collocata sul cippo marmoreo che ricordava il discorso di Cesare alle truppe.
Lo scoprimento della statua avvenne domenica 10 settembre 1933. Per l'occasione l'onorevole Emilio Bodrero fece un discorso al teatro Vittorio Emanuele II (oggi Galli), dal titolo "l'umanità di Cesare", al quale faceva da sfondo il sipario realizzato da Francesco Coghetti, che aveva come tema l'attraversamento del Rubicone.
A partire dal 15 marzo 1934 e per i successivi otto anni la statua fu omaggiata di doni floreali in occasione delle idi di marzo in cui Cesare fu ucciso.
La rimozione della statua dalla piazza avvenne il 20 giugno 1945, e il motivo è legato alla vicenda dei tre giovani impiccati (Luigi Nicolò, Adelio Pagliarani e Mario Cappelli) il 16 agosto 1944, e al nuovo nome della piazza che divenne appunto dedicata ai tre martiri.
Fonte: Cristina Ravara Montebelli, "Alea Iacta Est Giulio Cesare in archivio"
Il bronzo che fu sepolto due volte
Il fortunoso ritrovamento di un artigliere
Dopo lo "sfratto" dalla piazza, la statua di Cesare fu sepolta due volte. Caricata su un carro dell'Agenzia di trasporti Renzi trainato da due cavalli, al fine di salvarla da possibili furti, fu interrata dai Vigili del Fuoco, il 20 giugno 1945, nella cosiddetta "Fossa dei Tubi", all'interno del Capannone dell'Acquedotto nell'attuale Parco Marecchia,
Ma ci fu una seconda "inumazione", poiché nel mese di giugno del 1953, un giovane sergente dell'allora 35° Artiglieri, fu mandato a prelevare sabbia dal greto del Marecchia per riempire una buca che si era formata nella caserma della Via Flaminia.
Con sua grande sorpresa, a circa quattrocento metri dal luogo dove era stata originariamente sepolta, emerse la testa della statua di Cesare, scambiata dapprima per una bomba, e, successivamente, dopo l'arrivo degli artificieri, l'intero corpo.
In realtà due anni prima era stato deliberato che la statua venisse collocata accanto all'arco d'Augusto, ma non essendo stata applicata tale delibera la statua, già dissotterrata, fu seppellita in un luogo senza punti di riferimento, quasi se ne volesse perdere la memoria.
La copia fu collocata all'angolo con via Mentana nel 1996
Nel 1968 il Comune chiese più volte ai militari la restituzione della statua di Cesare: ma la richiesta fu sempre respinta dai comandanti del reparto, forti della delibera del 6 ottobre 1953, con cui l'amministrazione comunale cedeva il bronzo alla caserma.
Il 15 marzo 1996 fu inaugurata una copia della statua, che fu collocata sul basamento originale e posta all'incrocio con via Mentana, luogo prescelto da Domenico Garattoni in una nota scritta al sindaco l'8 marzo 1952.
Invece la statua originale donata da Mussolini a Rimini è ancora nella caserma Giulio Cesare, dove pochi possono vederla.
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