Con Afrodite nel piatto

RIMINI - Notizie il taccuino della tavola - mer 09 feb 2011
di Lorella Barlaam

Un buon San Valentino comincia a tavola
Esiste una ricetta della seduzione?

Se i cinque sensi sono chiamati insieme a soddisfare gli appetiti, e il sesto, l'immaginazione, reclama la sua parte, a San Valentino, che degli amorosi sensi è una sorta di Carnevale, l'ordine gastronomico s'inverte: non si cerca cibo che sazi, ma che renda insaziabili. Di rigore in tavola per l'amato/a, tra rose e lume di candela, un menù afrodisiaco, che già nel nome convoca la Dea dell'amore, ritratta da Botticelli in equilibrio vezzoso su un Pecten jacobaeus, volgarmente noto come capasanta... un caso? «Sine Cerere et Libero friget Venus», affermava Terenzio (Eun. 4:732), "senza Cerere e Bacco Venere si raffredda", e la connessione tra i piaceri della tavola e del letto è stabilita dalla notte dei tempi, forse da "quel" morso condiviso della mela. Senza parlare dei filtri, elisir e pozioni da sempre sorbiti per esaltare e governare gli amorosi impulsi. Restando al cibo, almeno due i filoni esplicativi del presunto potere afrodisiaco di alcuni alimenti: un pensiero magico che associa forme evocative (dall'asparago al fico) all'aumento della potenza sessuale o suggerisce vivande improbabili come il corno di rinoceronte (con animistica fiducia nella legge di contiguità), e un pensare scientifico che analizza le proprietà degli alimenti considerati stimolanti, classificandoli tra quelli che causano vasodilatazione periferica (come il peperoncino o il pepe), sono euforizzanti (come il cioccolato), hanno azione disinibitoria, come l'alcol, o contengono ormoni (ginseng). La lista degli ingredienti di un'erotica cena di San Valentino è comunque lunga, e va dall'anice allo zenzero, passando per spezie, ostriche, tartufo e magari caviale. Perché un pizzico di esotismo non guasta: già i Greci erano avidi di rimedi Egizi e Frigi. Uova, miele, lumache, crostacei e vino le pietanze che consideravano stuzzicanti, fiorente il mercato di "infallibili" ricette. E il menù si è arricchito man mano nel corso della storia: il praeceptor Ovidio nell'Ars amatoria consigliava, oltre a una sconcertante cipolla, la salax eruca che viene dall'orto: proprio lei, la nostra rucola. Invitando a non esagerare con i filtri magici, a volte controproducenti (se non mortali, come il caso di Lucrezio insegna). Galeno classificava come afrodisiaci i cibi caldi e umidi - carciofi, aglio e pepe - mentre cervello e midollo, e le interiora in genere, accrescevano la produzione del seme. Nel Medioevo gli alimenti afrodisiaci acquistarono sulfurea fama, ma con l'arrivo delle spezie dall'Oriente si arricchì la dispensa delle panacee amorose: dai chiodi di garofano alla noce moscata, dalla cannella allo zenzero, zafferano e coriandolo. La scoperta dell'America aggiunse peperoncino e cacao, il Settecento "tonici" come corteccia di china e assenzio, il positivista Ottocento attribuiva alla ricchezza di fosforo il potere eccitante di uova, pesce e formaggi. E oggi? Espressioni come "Ti mangerei" o "Sei un bel bocconcino" la dicono lunga su che cosa - davvero - a San Valentino vorremmo divorare.

 

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