Lucchini in scena con Giustiniano Villa

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 26 gen 2011
di Lorella Barlaam

"S'un fà e' s'ciòp e fà la rivultèla" al Novelli
La commedia n.44 del poeta della Barafonda

"E' Teatre Rimnès" porterà in scena al Novelli il 29 gennaio un altro tassello dell'affresco dedicato da Guido Lucchini alla Rimini com'era, al suo dialetto e ai suoi personaggi. S'un fà e' s'ciòp e fà la rivultèla è il titolo dei tre atti comico-satirici dell'opera n.44 del drammaturgo e poeta "della Barafonda", stavolta sulle tracce di Giustiniano Villa, il poeta ciabattino di San Clemente. «"Vella" entra in scena» racconta Lucchini, «per declamare le sue zirudele, dai versi semplici e divertenti. I suoi contrasti tra padrone e contadino, i sogni e le discese all'inferno sono da noi assai conosciuti, tramandati di generazione in generazione e imparati a memoria, e trattano dei problemi e della vita dei contadini, di avvenimenti nazionali, di politica. Villa, che è morto a Rimini nel 1919, faceva davvero il ciabattino, e ha scritto centinaia di zirudele in versi ottonari, che declamava e vendeva a fogli sciolti nelle piazze, nelle fiere e mercati.»
La trama della commedia?
«Siamo nella casa di padron Luigi della Fonte, un proprietario terriero discendente da nobile schiatta, angustiato dal non avere ancora figli e spesso in lite con la sua consorte per questo, e in contrasto col suo mezzadro sulla conduzione dell'azienda. E per sovrappiù il contadino "basta che butti calzoni sul letto che la moglie rimane incinta". Come andrà a finire, è facile immaginarlo. Tra gli altri personaggi, un garzone imbranato che resterà vittima di uno scherzo feroce di Cacculini, personaggio realmente esistito della Rimini di una volta, un parroco, la donna di servizio... tutto un mondo. Stavolta ci sono anche i ballerini di "Le sirene danzanti". Ma la cosa che mi piace di più è il finale, che ho immaginato intorno al proverbio fiul di gat ciapè e surc', che fa ridere molto e manda a casa il pubblico contento. Spesso le mie idee per il teatro nascono da proverbi, modi di dire popolari.»
Qual è la ricetta del successo ininterrotto della sua produzione teatrale?
«Un lavoro teatrale deve avere un soggetto che piace al pubblico. Nel primo atto occorre creare con l'antefatto le condizioni della trama, a metà lavoro far succedere il "fatto" vero e proprio intorno al quale la trama e i caratteri dei personaggi si snodano, e la Conclusione va fatta con la maiuscola, perchè la gente rimanga soddisfatta. Allora lo spettacolo ha un suo valore: molti autori puntano su effetti volgari per far ridere ma questo non è fare teatro, è rovinarlo. Io cerco di mostrare che il teatro dialettale, che è sempre stato discriminato, può essere divertente ma avere anche colore e vita. Quello che voglio raccontare è la mia città, i monumenti, il mare i pescatori e i personaggi "storici" come Nasi e Ciriachet, che erano protagonisti dei racconti di mio padre, patrimonio che ho ereditato e messo nelle mie commedie. Sono molto attaccato alla mia città, anche se non è più umile e rischia di perdere i valori.»
Lucchini, si sta godendo il successo della commedia n.44?
«In questi giorni è venuto a trovarmi un giornalista svizzero che voleva scrivere della riminesità, siamo andati al Grand Hotel, ha voluto ascoltare le mie poesie - che per me assomigliano al teatro, vanno declamate con arte - e mi ha chiesto della Rimini di una volta, è stato un bell'incontro. E poi sono dietro a scrivere la 45sima commedia...»

 

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