A Forlimpopoli "Menu Italia" apre il Centenario Artusiano

FORLIMPOPOLI - Notizie il taccuino della tavola - mer 26 gen 2011
di Lorella Barlaam

Continua il viaggio del Pellegrino della cucina italiana
Nuova edizione di "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene"

Alla vigilia del Centenario di Pellegrino Artusi (1820-1911) - e non a caso nel 150esimo dell'Unità d'Italia - la sua opera principe "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" non ha ancora finito di metterci a tavola: una nuova edizione, a cura di Alberto Capatti per la collana "Radici" della BUR è da poco in libreria. E sarà presentata il 28 gennaio a Casa Artusi, a Forlimpopoli, dal curatore e da Massimo Montanari, l'eminente studioso di cultura gastronomica presidente del Comitato Scientifico di Casa Artusi (ore 20.00).
Un libro che è davvero una radice della cultura italiana, e non solo per quello che riguarda la creazione di una koinè gastronomica che amalgama le "differenze" regionali, ma anche per il contributo nella creazione di una lingua nazionale. «Dopo l'Unità d'Italia», scrive Artusi, «mi sembrava logica conseguenza il pensare all'unità della lingua parlata, che pochi curano e molti osteggiano, forse per un falso amor proprio e forse anche per una lunga e inveterata consuetudine ai proprii dialetti». Creando un italiano familiare "parlato", in cui la rigidità scolastica dei manuali di economia domestica e il gergo fiorito di gallicismi delle opere di culinaria si stempera sul tono di una istruttiva conversazione, Artusi diede un modello di scrittura riconosciuto anche dal Panzini del "Dizionario moderno", che rendeva omaggio alla sua «grazia nostrana e alla purezza di lingua da far arrossire molti testi scolastici». "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" scaturì dalla penna positivista di un autodidatta e scapolo, cultore di belle lettere e gastronomo per diletto, nativo di Forlimpopoli, che in gioventù accompagnava il padre nei mercati tra Senigallia e Rovigo, iniziando a tessere quella "mappa" gastronomica su cui costruì la sua opera, accresciuta nelle successive edizioni attraverso le ricette ricevute dalle sue corrispondenti in tutta Italia. La prima edizione fu data alle stampe a sue spese coi tipi di Landi nel 1891, senza gran successo. Dedicata ai suoi gatti Biancunzein e Sibillone, prenderà nella seconda edizione, inizio d'un trionfale percorso, un'altra coppia di padrini: Maria Mantegazza e il poeta Olindo Guerrini, che ne ammirò e continuò l'opera. Oggi "L'Artusi" per antonomasia, un "manuale pratico" di 790 ricette, ordinate dai brodi ai liquori, passando attraverso i "principii", le minestre, i secondi e dolci, facili da fare «basta si sappia tenere un mestolo in mano» e condite con le riflessioni, le curiosità, le digressioni e gli aneddoti dell'arguto autore, è il libro più famoso e diffuso sulla cucina italiana, con innumerevoli edizioni (15 solo durante la vita dell'autore) e traduzioni in tutto il mondo. E Artusi un personaggio che continua a interessare la contemporaneità: nell'ultimo libro di Marco Malvaldi, "Odore di chiuso" (Sellerio), ritroviamo il nostro gourmet nell'inedita veste di solutore di un intricato giallo ambientato nell'Ottocento. Info presentazione del 28: Casa Artusi, tel. 0543 743138

 

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