Attenti al lupo! Ma era un cane
Il pericolo maggiore viene dai randagi inselvatichiti
Dai "veri" predatori solo due attacchi in un anno in Valmarecchia
Spesso accade che il lupo dei nostri boschi in realtà è un cane inselvatichito. Il problema del randagismo viene affrontato periodicamente dalle istituzioni, che si appellano alla nostra etica per prevenire l'abbandono, specie dei cani. Questi di solito riescono a vivere poco tempo in fase di forzata libertà, a causa di incidenti o avvelenamenti. Ma quando ce la fanno, subiscono un processo involutivo mettendo al mondo nelle generazioni successive, non più cani addomesticati ma "canidi": cani selvatici. Non sono lupi e non saranno mai lupi. Ma sono entrambi predatori e appartenenti alla stessa specie, quella dei Canis Lupus. Esiste un problema di convivenza fra loro, dato dalla presenza incontrollata del cane in natura. Il lupo è il frutto di millenni di selezione naturale, quindi darwinianamente adattato al proprio ambiente; il cane è frutto di selezioni, a volte sconsiderate, create dall'uomo. Il cane abbandonato, se non muore, "subisce" un adattamento che lo porta a un inselvatichimento. Nel branco del lupo solo il maschio e la femmina dominanti si accoppiano, solo una volta all'anno. I cani di un branco si accoppiano tutti indistintamente, due volte l'anno. Il potenziale riproduttivo del cane è di gran lunga maggiore di quello del lupo. Di qui la superiorità numerica dei canidi nei nostri boschi, scambiati spesso per lupi.
E' vero che i lupi sono aumentati grazie alla tutela degli organi preposti, ma gli attacchi, gli avvistamenti, le tracce sono in gran parte appartenenti a canidi, ovvero figli o nipoti di cani abbandonati. Il lupo è una specie particolarmente protetta, la sua presenza è un buon indicatore ambientale. Quando c'è il cibo, il predatore arriva: data la presenza del cinghiale, c'è anche il lupo.
Quanti sono i veri lupi? Non è ancora possibile quantificarli, ma è solo questione di tempo. Parte a febbraio il progetto Wolf Houling: si attrezzano delle stazioni dislocate in punti ritenuti strategici e di notte con un registratore viene emesso l'ululato, un richiamo cui sicuramente i padroni del territorio dovranno rispondere. In base all'ululato di risposta che viene registrato si è in grado di determinare che tipo di animale è stato intercettato, si può localizzare il capobranco, quindi monitorare il nucleo e poi si passa alla fotografia dei soggetti.
"Abbiamo in territorio certamente due, forse tre branchi distinti - ci anticipa Pierclaudio Arrigoni, responsabile per la tutela faunistica - uno nella zona di Santa Lucia, San Leo e Pugliano (proprio in questa zona sono stati registrati due attacchi certificati appartenenti al lupo). Un secondo nucleo gravita attorno a Petrella Guidi e Sant'Agata Feltria e forse un terzo nucleo a Pennabilli, attorno alla zona della Carpegna. Abbiamo rilevato la presenza di un ulteriore gruppo anche verso Casteldelci ma probabilmente sono gli stessi lupi segnalati alle Balze".
Da agosto 2009 sono state avanzate 23 richieste di risarcimento per predazione e la provincia di Rimini ha già concesso gli indennizzi. Gli attacchi certamente attribuibili a lupi sono però solo due. Il veterinario che fa il controllo sulla carcassa riesce a definirlo con facilità, anche valutando la distanza dei canini. Inoltre le stesse modalità di attacco cambiano molto dall'una all'altra specie. Il lupo è selettivo e non fa tante vittime. Se il lupo entra in un recinto uccide quasi sempre solo quanto serve per sfamare il branco. Il canide uccide tutto, sistematicamente.
Una cosa è certa: il lupo di fronte all'uomo scappa; il canide no, non ci teme. I branchi di randagi sono difficili da catturare e nei nostri boschi ci stanno benissimo, con tante cose da mangiare. Finora non ci sono mai stati attacchi verso l'uomo. Però, in caso di passeggiata, è meglio inoltrarsi nel bosco con un bastone. Non per colpa del lupo.
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