Intervista a Giuseppe Righini

RIMINI - Notizie spettacoli - gio 13 gen 2011
di Carlotta Frenquellucci

La Rimini cantautorale esce dall'apnea
L'artista ci presenta il suo nuovo disco

Il 6 gennaio è stata la data zero di presentazione di In apnea, il nuovo disco di Giuseppe Righini, cantautore riminese selezionato dal Premio Tenco e dal Mei (Meeting Etichette Indipendenti), il cui talento è stato riconosciuto dall'unanime consenso della critica musicale nazionale, dalle cinque stelle assegnategli da XL di Repubblica, per arrivare ai giudizi positivi del Mucchio Selvaggio o di Rockit. Il secondo album dell'autore riminese, a due anni dall'esordio Spettri sospetti, sempre pubblicato da Nda press/Interno 4 records, dimostra un'evoluzione brillante verso una moderna canzone d'autore. Incontriamo Righini subito dopo il concerto che ha raccolto nel teatro riminese centinaia di spettatori.
Dopo tre anni di silenzio, qual è stato il percorso che ti ha portato alla realizzazione di questo album?
"Da Spettri sospetti a In apnea è intercorso un periodo di tre anni in cui mi sono dedicato alla scrittura in modo ludico e ne è scaturito un sacco di materiale. Inizialmente, infatti, l'intenzione era quella di fare un disco doppio su ispirazione di Aguaplano di Paolo Conte, di cui apprezzo l'impianto, ovvero alternare canzoni molto prodotte ad altre nude. Ma poi i tempi tecnici (a novembre scorso la canzone "Mio padre vola via" è stata inserita nel doppio cd La leva cantautorale degli anni zero che raccoglie 36 nomi del più promettente cantautorato italiano) hanno fatto sì che si operasse una selezione e ciò che è sopravvissuto nel nuovo disco sono le canzoni che coniugano la mia scoperta del cantautorato alla mia antica passione per il "meticciato" musicale e le esperienze più esterofile, soprattutto anglosassoni, che con Spettri avevo messo in standby. Il mio nuovo approccio è pittorico, delicato, femminile: quelle di In apnea sono canzoni più intime e sentimentali, più nude rispetto al primo disco che nasceva dall'urgenza stringente di raccontare".
Dunque in contrasto con i diciassette racconti che corredano il libretto del disco che sono crudi e disincantati: un'anima bifronte o semplice diversità di linguaggi?
«Le parole delle canzoni devono essere musicali per essere ascoltate in melodia, il racconto ha altri codici».
Il disco nasce dalla sinergia di un nutrito team di collaboratori.
"Massimo Marches alle chitarre, Diego Sapignoli alle percussioni, Fulvio Mennella che suona il basso e ha prodotto il disco barcamenandosi nell'elettronica da rigattiere, come ci piace definirla, e Alexa Invrea che ha completamente curato la grafica e impreziosito i racconti presenti nel libretto con il suo codice pittorico che trovo complementare al mio modo di scrivere. Quello che mi piace è che c'è organicità sotto tutti gli aspetti e che coloro che ci hanno messo le mani se le sono anche sporcate".
Sebbene il tuo talento sia stato consacrato a livello nazionale, rispetto agli altri cantautori riminesi le tue presenze sono più centellinate.
"Con Rimini ho un rapporto intenso e a tratti irrisolto, come spesso accade con una delle proprie madri. E' comunque un sentimento di grande amore e affezione, che in passato ho cercato di descrivere in un brano come Porti Aeroporti e Stazioni. Le devo moltissimo, ma in definitiva sono persuaso che il concetto di città - e la relazione con essa - sia qualcosa che vada costruito anche da lontano, a debita distanza. Credo sia una buona maniera per ritrovarsi sinceramente, aver voglia di abbracciarsi ancora e raccontarsi nuove storie".

 

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