Intervista al curatore Oreste Delucca

RIMINI - Notizie cultura - gio 13 gen 2011
di Lorella Barlaam

Pubblicato un inedito di Luigi Tonini sul Grande Scisma
Quando Rimini era "capitale della cristianità"

Una pagina di grande interesse della storia di Rimini torna alla luce con la pubblicazione di "Papa Gregorio XII e Carlo Malatesti o sia la cessazione dello scisma durato mezzo secolo nella Chiesa di Roma", un saggio sinora inedito (anche se indagato da studiosi come A. Montanari) del maggior storico della nostra città, il prolifico Luigi Tonini (1807-1874). Trascritto dalle 532 pagine del manoscritto SC-MS-1344 della Gambalunghiana sotto la vigile cura di Oreste Delucca, il libro dà conto dell'importante ruolo di Carlo Malatesta nella composizione del Grande Scisma che tra il Tre e Quattrocento travagliò la Chiesa per 51 anni, concluso dal Concilio di Costanza. Edito da Guaraldi - sua la lungimirante nota introduttiva - è già disponibile in versione e-Book (www.amazon.com).

Oreste Delucca, come nasce questo libro?
«A promuovere l'edizione integrale del manoscritto è stato Stefano Cavallari, e il Lions Rimini Malatesta se n'è assunto l'onere, sostenuto anche dalla Fondazione Carim. Luigi Vendramin, appassionato esperto di paleografia, ne ha compiuto la trascrizione con paziente diligenza. Del libro sono stati tirati 150 esemplari, una trentina dei quali è stata messa a disposizione degli studiosi nelle maggiori Biblioteche. Alla Gambalunghiana abbiamo affidato l'edizione critica, che riporta tutti i dettagli del manoscritto.»

Nella "Storia civile e sacra riminese" Tonini si era già occupato dell'argomento. Quali le novità?
«Oltre a una più approfondita trattazione, che il periodare arzigogolato dell'autore rende una lettura "di nicchia", il saggio racchiude una bibliografia preziosa. Luigi Tonini, al suo solito, si è documentato scrupolosamente utilizzando svariate fonti e risalendo a materiali originali, spesso riportati integralmente. In filigrana, un excursus sulla famiglia Malatesta, a partire da Carlo, che possiamo considerarne l'esponente più "grande". Vero uomo politico, colto, cristiano praticante e rigorosissimo, Carlo Malatesta nel suo lungo governo (dal 1385 al 1429) riorganizzò il Vicariato e lo resse in pace, salvaguardandolo sotto il profilo economico e culturale e creando una rete di appoggi diplomatici: il Papa lo chiamava "il più fidato dei miei collaboratori". E' stato lui, con la colta moglie Elisabetta Gonzaga, ad avviare quella fucina intellettuale che fu la corte malatestiana, dando il suo imprinting al nipote Sigismondo. Carlo non ha lasciato "segni" materiali, ma ha costruito per le generazioni successive, e meriterebbe l'intestazione di piazza Malatesta, nell'ottica di un recupero toponomastico dell'identità e della storia dei luoghi della nostra città.»

Quale il suo ruolo nelle vicende dello scisma?
«Carlo è stato l'unico esponente della famiglia Malatesta ad avere un respiro diplomatico persino europeo, che spese durante il Grande Scisma prodigandosi ininterrottamente per sanare il vulnus apertosi nella Chiesa, ospitando a più riprese il Papa "legittimo" - Gregorio XII - e facendosi poi portavoce della sua rinuncia davanti a Sigismondo di Lussemburgo al Concilio di Costanza. Eppure il suo contributo è rimasto marginale nella storiografia, e solo Tonini ne recupera il valore fondamentale. Un altro suo dono per Rimini è l'aver riportato da Costanza il compositore Guillaume Dufay, il più importante del tempo, che rimase alla corte malatestiana fino al 1427 componendovi alcune delle sue opere più importanti.»

 

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