RIMINI Il sapere e il potere

RIMINI - Notizie Prima Pagina - mer 10 set 2008
di Stefano Cicchetti
[{Le tante ipocrisie sull’istruzione} Se destra e sinistra fanno a gara nei tagli alla scuola] “Du gust is mei che uan”. La gigantesca ovvietà espressa nello spot Maxibon, che nel 1994 fece la fortuna di Stefano Accorsi, ha trovato una sonora smentita ai più alti livelli istituzionali. Non che Mariastella Gelmini, di due anni più giovane di Accorsi, in quanto ministro dell’istruzione abbia trovato da ridire sull’approssimativo slang anglo-romagnolo di quella pubblicità. No, si va proprio nel merito: il ministro cerca di convincere gli Italiani che “uan is mei che tri”, che avere un maestro solo sia meglio che averne tre. Impresa fallita, almeno per quel che riguarda il suo collega di governo nonché pilastro della coalizione, Umberto Bossi: “Quando non ci sono i soldi bisogna aguzzare l'ingegno – argomenta il ministro delle riforme - costa un sacco di soldi in meno, onestamente, e in un momento in cui non ci sono soldi è normale che salti fuori anche l'insegnante unico. Ma se c'è un solo insegnante è facile che si rovini il bambino". A contorno, pesanti dubbi sulla competenza del ministro e un’opzione sul successore: "La scuola la prossima volta, magari, la chiederà la Lega". E avanti con la sagra del paradosso. Bossi un mese fa era a favore del maestro unico, rammenta piccatissima la Gemini. La quale però nella foga di esaltare la meritocrazia vien colta ad ammettere di aver passato gli esami di stato da procuratore legale nel 2001 non nella natìa Brescia (28% di ammessi all’orale) ma nella ben più ospitale Raggio Calabria (“solo” il 57% di ammessi, dopo lo scandalo scoppiato l’anno precedente per il via libera dato al 93,4% dei candidati). A quanto pare è proprio sulla scuola che la classe dirigente del nostro Paese intendono (didatticamente?) palesare tutte le loro ipocrisie. Così è stato per i dicasteri di centro sinistra, quando ai proclami roboanti sulla priorità del sapere non è corrisposto un centesimo in più. Così è per le nostre grandi imprese, fra le ultime del mondo sviluppato nel finanziare la ricerca. Così è per il sindacato, argine insormontabile ad ogni riconoscimento del merito individuale. Così è per il governo attuale, che forte degli applausi per i ritorni epocali del grembiule e del voto in condotta, impugna forbici di dimensioni mai viste per eliminare gli “sprechi”. Per esempio colpendo proprio l’unico grado italiano di istruzione capace di compere a livello mondiale, spesso prevalendo per eccellenza: la scuola elementare. Si andrà per gradi, annuncia il ministero. Ma intanto il forbicione ha già agito da altre parti, tipo la formazione degli insegnanti. Sono già saltate infatti le SSIS, scuole di specializzazione all’insegnamento secondario. Istituiti nel ’99 per adempiere ad una direttiva europea, dovevano essere i corsi necessari per esercitare il mestiere di professore. Corsi a pagamento e a numero chiuso, quindi da sempre invisi una certa sinistra. Ecco quindi che la finanziaria 2007 del governo Prodi li disinnesca escludendo gli specializzati SSIS dalle graduatorie permanenti, peraltro bloccate con lo stesso provvedimento. Ma corsi che comunque avevano dei costi, quindi bollati come “fabbriche di precari” dalla destra e debitamente rasi al suolo dalla Gemini, piccolo anticipo degli 87 mila posti da tagliare nella scuola. Quando si tratta di scuola è davvero difficile capire chi possa scagliare la prima pietra. Intanto ogni anno le impietose classifiche OCSE-PISA umiliano l’Italia (quanto a preparazione scolastica nel 2006 eravamo trentaseiesimi su 56 nazioni sviluppate). Il divario fra uno studente del nord e uno del sud è valutato in due anni scolastici. E solo per i libri di un liceale ci vogliono almeno 500 euro, naturalmente non scaricabili dalle tasse. Sapere è potere. Nessuna meraviglia, pertanto, che il potere si tenga il sapere per sé. [{Le tante ipocrisie sull’istruzione} Il sapere e il potere Se destra e sinistra fanno a gara nei tagli alla scuola] “Du gust is mei che uan”. La gigantesca ovvietà espressa nello spot Maxibon, che nel 1994 fece la fortuna di Stefano Accorsi, ha trovato una sonora smentita ai più alti livelli istituzionali. Non che Mariastella Gelmini, di due anni più giovane di Accorsi, in quanto ministro dell’istruzione abbia trovato da ridire sull’approssimativo slang anglo-romagnolo di quella pubblicità. No, si va proprio nel merito: il ministro cerca di convincere gli Italiani che “uan is mei che tri”, che avere un maestro solo sia meglio che averne tre. Impresa fallita, almeno per quel che riguarda il suo collega di governo nonché pilastro della coalizione, Umberto Bossi: “Quando non ci sono i soldi bisogna aguzzare l'ingegno – argomenta il ministro delle riforme - costa un sacco di soldi in meno, onestamente, e in un momento in cui non ci sono soldi è normale che salti fuori anche l'insegnante unico. Ma se c'è un solo insegnante è facile che si rovini il bambino". A contorno, pesanti dubbi sulla competenza del ministro e un’opzione sul successore: "La scuola la prossima volta, magari, la chiederà la Lega". E avanti con la sagra del paradosso. Bossi un mese fa era a favore del maestro unico, rammenta piccatissima la Gemini. La quale però nella foga di esaltare la meritocrazia vien colta ad ammettere di aver passato gli esami di stato da procuratore legale nel 2001 non nella natìa Brescia (28% di ammessi all’orale) ma nella ben più ospitale Raggio Calabria (“solo” il 57% di ammessi, dopo lo scandalo scoppiato l’anno precedente per il via libera dato al 93,4% dei candidati). A quanto pare è proprio sulla scuola che la classe dirigente del nostro Paese intendono (didatticamente?) palesare tutte le loro ipocrisie. Così è stato per i dicasteri di centro sinistra, quando ai proclami roboanti sulla priorità del sapere non è corrisposto un centesimo in più. Così è per le nostre grandi imprese, fra le ultime del mondo sviluppato nel finanziare la ricerca. Così è per il sindacato, argine insormontabile ad ogni riconoscimento del merito individuale. Così è per il governo attuale, che forte degli applausi per i ritorni epocali del grembiule e del voto in condotta, impugna forbici di dimensioni mai viste per eliminare gli “sprechi”. Per esempio colpendo proprio l’unico grado italiano di istruzione capace di compere a livello mondiale, spesso prevalendo per eccellenza: la scuola elementare. Si andrà per gradi, annuncia il ministero. Ma intanto il forbicione ha già agito da altre parti, tipo la formazione degli insegnanti. Sono già saltate infatti le SSIS, scuole di specializzazione all’insegnamento secondario. Istituiti nel ’99 per adempiere ad una direttiva europea, dovevano essere i corsi necessari per esercitare il mestiere di professore. Corsi a pagamento e a numero chiuso, quindi da sempre invisi una certa sinistra. Ecco quindi che la finanziaria 2007 del governo Prodi li disinnesca escludendo gli specializzati SSIS dalle graduatorie permanenti, peraltro bloccate con lo stesso provvedimento. Ma corsi che comunque avevano dei costi, quindi bollati come “fabbriche di precari” dalla destra e debitamente rasi al suolo dalla Gemini, piccolo anticipo degli 87 mila posti da tagliare nella scuola. Quando si tratta di scuola è davvero difficile capire chi possa scagliare la prima pietra. Intanto ogni anno le impietose classifiche OCSE-PISA umiliano l’Italia (quanto a preparazione scolastica nel 2006 eravamo trentaseiesimi su 56 nazioni sviluppate). Il divario fra uno studente del nord e uno del sud è valutato in due anni scolastici. E solo per i libri di un liceale ci vogliono almeno 500 euro, naturalmente non scaricabili dalle tasse. Sapere è potere. Nessuna meraviglia, pertanto, che il potere si tenga il sapere per sé.

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