Intervista a Marracash

RICCIONE - Notizie spettacoli - gio 13 gen 2011
di Carlotta Frenquellucci

Il nostro è un paese per vecchi
A Riccione per il Mc Hip Hop Contest 2011

Dal 5 al 9 gennaio si è svolta, al Palazzo dei Congressi di Riccione, la sedicesima edizione di Mc Hip Hop Contest 2011, l'evento hip hop numero uno in Italia, che si è concluso con la serata Urban Music, animata da uno dei protagonisti di maggior spicco della scena rap italian, Marracash. Il rapper di origini siciliane ma che vive nei sobborghi di Milano, che ha imperversato nelle radio italiane con brani quali Badabum Cha Cha o Stupido ed è attualmente impegnato nel tour di presentazione del nuovo disco, ha offerto al pubblico riccionese una performance entusiasmante fatta di slang, campionamenti, urban culture e, soprattutto, ribellione e volontà di riscatto sociale trapelanti dalle incalzanti rime. Lo incontriamo a Riccione dove, per prima cosa, sottolinea la sua soddisfazione nel vedere, finalmente, l'agognato riconoscimento a livello internazionale dell'hip hop.
Un riconoscimento agognato come la tua faticata consacrazione artistica? Come consideri la situazione sociale oggi?
«Secondo me oggi la situazione è completamente assurda. I problemi principali possono essere riassunti nella disoccupazione che sta crescendo e i soldi che iniziano a scarseggiare; ma il fatto più grave è che manchino proprio le possibilità. Il nostro è davvero un paese per vecchi dove l'anzianità della classe dirigenziale non lascia spazio e non crede ai giovani». 
Ma non credi che il successo dell'hip hop possa portare a sminuire la sua unicità?
«La commercializzazione fantomatica del rap è una paranoia italiana. Siamo indietro rispetto a paesi come gli Stati Uniti e la Francia, dove l'hip hop è ormai popolare e, nonostante ciò, riesce perfettamente a comunicare i suoi contenuti». 
E a tutti i giovani partecipanti di questa kermesse che sognano di seguire la tua strada dunque cosa auguri?
«Auguro di riuscire a fare quello che loro piace, cosa che in questo paese è difficilissima, di seguire le proprie passioni e soprattutto di riuscire a cambiare le cose».
Tu vieni definito un rapper di strada. La strada e l'hip hop hanno un legame imprescindibile?
«No. Nel mio caso la strada è stata fondamentale perché ha dettato la mia formazione come individuo e come artista. Ma non è una condizione imprescindibile: Fabri Fibra per esempio viene dalle Marche, dalla provincia, e ha trovato comunque un sacco di cose da dire».

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