Dieci anni di lavoro senza ottenere il permesso di soggiorno
L'immigrazione tra speranza e delusione
Le persone si spostano e migrano sin dall'alba dei tempi. Migravano da un posto all'altro, formando nuove tribù, popolando nuove terre e difendendole dalle invasioni altrui, creando nuove società.
Dopo la seconda guerra mondiale i confini erano ben marcati e protetti, conseguenza diretta della fine del conflitto. Questo finché le persone non si sono trovate nell'impossibilità di continuare a vivere dignitosamente e hanno iniziato ad emigrare in altri stati dove le condizioni di vita erano migliori, dove vi era più offerta di lavoro e una migliore aspettativa di vita.
Ma una volta arrivati a destinazione, come si trasforma la vita degli emigranti?
La maggior parte, una volta arrivati a destinazione, riescono, tramite sanatorie e decreti che permettono loro di farlo e superando gli innumerevoli ostacoli che si trovano ad affrontare, a trovare un lavoro e garantirsi una vita dignitosa. Questo comporta il fatto che si possano trovare datori di lavoro che non mantengono la parola data, di regolarizzare il proprio lavoro, che porta poi a dover attendere, pagando alte cifre di denaro, in un clima di tensione continua, la messa in regola. E solo i più fortunati dopo una lunga attesa ottengono finalmente il prezioso permesso.
Alcune persone, una volta arrivate, si sono di nuovo trasferite in altre zone a sud o a nord del paese, seguendo un lavoro offerto.
Ma al contempo molte altre sono ritornate al proprio paese d'origine perché la distanza dalla propria famiglia, dai figli è straziante. Altri invece sono stati espulsi dal paese, con un foglio di via. In alcuni casi queste persone si oppongono all'espulsione cercando di o
ttenere il permesso di soggiorno, ma l'iter per raggiungerlo è lungo e molto difficilmente ci si riesce.
Ho incontrato un signore senegalese che mi diceva che è stanco di vivere da immigrato e che vuole tornare nel suo paese. E' arrivato in Italia nel 2000, ha trovato lavoro e con la sanatoria del 2002 ha chiesto al proprio datore di lavoro di regolarizzarlo. Purtroppo il datore non ha fatto per lui la domanda e così lui è rimasto clandestino, finche nel 2003 i carabinieri lo hanno fermato chiedendo i documenti, che non potendo esser presentati, hanno portato all'espulsione dall'Italia.
Lui già aveva trovato un lavoro presso una famiglia di anziani italiani, che hanno cercato di regolarizzarlo, perchè per loro lui era diventato come un figlio.
Il signore si è rivolto agli avvocati, pagando non pochi soldi per potere chiarire la sua posizione, quella di una persona che lavora onestamente, aiuta una famiglia di anziani, ma tutte le richieste, le domande e i soldi spesi non hanno dato un buon risultato.
Quel foglio di via pesava su di lui come una condanna. Guardando la sua figura che si allontanava pensavo se fosse stato possibile rivedere la sentenza e considerare il suo merito di essere un lavoratore onesto che con il suo lavoro aiuta a vivere delle persone anziane, che tra l'altro, lo ritenevano come un figlio.
Altra dimostrazione del fatto che era una brava persona, ingannata dal suo primo datore di lavoro, cosa che gli ha compromesso la vita.
Dopo dieci anni deve tornare a casa senza aver guadagnato nulla, nessun risparmio per cercare di vivere dignitosamente in Senegal. Dieci anni di vita spesi per una lotta inutile, senza vedere i figli, la moglie e i parenti. Sperando di ottenere la giustizia. Mi avvolge una tristezza per la sua disperazione.
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