La neve che ci invecchia

RIMINI - Notizie satira - gio 13 gen 2011
di Lia Celi

Settimane bianche
Brutto segno quando i fiocchi smettono di portare la gioia

C'è un momento preciso in cui ti accorgi di essere invecchiato: quando aprendo la finestra vedi i tetti imbiancati e invece di sorridere cominci a smadonnare. La tua mente non corre più istantaneamente a progettare battaglie di palle di neve e a inventariare carote e bottoni per la faccia del pupazzo di neve, i tuoi occhi non si inumidiscono più davanti alla magia che trasforma il grigio paesaggio urbano in un presepe, la lingua non ti prude dal desiderio di affondare in una manciata di candido sorbetto insapore caduto dal cielo. L'età adulta ti ha scacciato dall'Eden bianco, e ora nella tua mente, nei tuoi occhi e sulla tua lingua ci sono solo appuntamenti mancati, affari dimezzati, ingorghi stradali e imprecazioni contro il Comune. Il silenzio irreale nelle strade innevate del centro storico non è l'abbraccio di un'insolita Rimini più intima e raccolta, è soltanto una specie di funereo commerciogramma piatto, tanto più agghiacciante perché si verifica in un periodo pre-natalizio che avrebbe dovuto compensare un autunno magro.
Come il Signore nel Giorno del Giudizio, la neve divide l'umanità in due greggi incompatibili fra loro: alla sua destra i pargoli e tutti quelli che possono godersi la vita; alla sua sinistra gli sciagurati figli e figlie di Adamo, quelli che devono guadagnarsi il pane col sudore o partorire nel dolore o addirittura tutt'e due le cose. Anno dopo anno, c'è un continuo travaso dal gregge di destra verso quello di sinistra, compensato dall'arrivo di nuovi pargoli; molto più raro il passaggio inverso, alla portata di pochi saggi privilegiati o vincitori a Turista per sempre. Spesso i due greggi si formano all'interno della stessa famiglia: in quella che passerà alla storia come la Settimana Bianca in Riviera, in molte case c'erano contemporaneamente bimbi felici e genitori incavolati.
Già, perché solo una cosa rende felice un bambino e infelici i suoi genitori più di una bella nevicata: la chiusura delle scuole causa neve. Ma i più sfortunati sono gli adolescenti, confinati in una specie di limbo fra i due greggi. Non hanno ancora impegni e responsabilità che la neve potrebbe mettere a rischio, ma hanno già perso l'innocenza, e la neve che li degrada a normali pedoni quando hanno da poco messo il sedere sul motore suscita in loro bassi istinti di profanazione: lanciano palle di neve, ma per dare fastidio al prossimo, distruggono sghignazzando i pupazzi costruiti dai più piccoli, spesso sotto i loro occhi (e io credo che chi è capace di distruggere il pupazzo di neve di un bambino è capace di tutto - comunque, se l'alternativa è andare a bruciare un barbone in carne e ossa, linciarne uno di neve è sicuramente il male minore).
Le tracce della Settimana Bianca di dicembre sono scomparse da un pezzo, ma dovesse risuccedere, teniamo pronte una manciata di sale e una carota: la prima da spargere davanti alla nostra porta, per non scivolare, la seconda da mettere in tasca, prima di uscire con i nostri figli, a costruire un pupazzo di neve. Alla faccia di chi ci (e si) vuol male. Buon anno a tutti!

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