L'Arcobaleno o il Sole delle Alpi? Grazie, mi basta il Tricolore

RIMINI - Notizie satira - gio 13 gen 2011
di Nando Piccari

Anno nuovo, vecchie amarezze
Così hanno provato in tutti i modi a rovinarci le feste

Di solito a metà gennaio conservo ancora qualche residuo dei buoni sentimenti indotti dalle festività appena trascorse; quest'anno, invece, sono pervaso da una "cattiveria" che non riesco a farmi passare, dovuta ad un succedersi di eventi che non si poteva immaginare più dissonante rispetto allo spirito natalizio. 

Prima la proposta dello "stoccafisso sparlante" Gasparri, di arresto preventivo degli studenti intenzionati a manifestare contro la "devastazione gelminica" della scuola e dell'università. Proprio in quei giorni, l'ennesimo passaggio notturno di Amarcord in TV ha fatto apprezzare la "genesi" di quell'invocato provvedimento, che nel film i fascisti applicano al padre di Titta, con l'aggiunta di una bella somministrazione di olio di ricino, a cui però oggi Gasparri pare disposto a rinunciare, perché nella vita qualche sacrificio si deve pur fare!
A seguire, la più indecorosa delle scemenze natalizie confezionate da Berlusconi, che ha trafugato una frase di Sandro Pertini - «la Magistratura non deve solo essere imparziale, ma anche apparirlo» - per ridurlo a testimonial della sua personale guerra ai giudici, a far da spalla al cicisbeo Capezzone e al cicaleggiante Signorini.
È poi sopraggiunta l'intricata vicenda Fiat, che mescola alla rinfusa le offerte e i ricatti di Marchionne dall'alto dei suoi 4.782.400 euro annui, le ragioni e gli errori della Fiom, l'arduo confine fra responsabilità e rassegnazione negli altri sindacati, il silenzio preoccupato e insieme opportunistico di Confindustria. Non occorre essere economisti per capire che se un negozio di abbigliamento non vende, il titolare deve innanzitutto verificare l'adeguatezza dei prodotti in vetrina; e non fare come Marchionne, che di fronte alla crisi di mercato della Fiat, prima ancora d'interrogarsi sul gradimento delle auto prodotte, punta il dito contro il lavoro di chi le fabbrica, mettendo sul banco degli imputati, insieme a storture e limiti organizzativi, pure taluni inalienabili diritti. Così come non c'è bisogno di essere dei geniali strateghi per capire che, subita la dolorosa sconfitta, la Fiom deve non farsi "eroicamente ghettizzare", ma trattare la resa più onorevole possibile, come la CGIL nel 92, dopo la batosta sulla scala mobile; per poi riflettere sulla sconfitta e preparare la rivincita.
Inutile dire che il colpo di grazia me l'ha però dato l'atto infame e disonorevole con cui Lula ha "santificato" quel criminale comune e assassino di lavoratori di Cesare Battisti, col plauso di certa insopportabile intellettualità cialtrona d'Oltralpe e la minimizzazione de l'Unità (se negli anni del terrorismo fosse stata questa la linea dell'allora giornale del PCI, oggi al governo, insieme a Berlusconi, ci sarebbero anche Curcio e Scalzone!) Dulcis in fundo, l'invito dell'Assessore Provinciale dei Verdi a «festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia esponendo il Tricolore insieme alla bandiera arcobaleno della pace», che al di là dell'intenzione è oggettivamente speculare ai rigurgiti anti-italiani della Lega. Anche se non c'è paragone fra il valore di quella "proposta pacifista" e la beceraggine con cui Radio Padania-Pirlandia aizza ad irridere gli appelli di Napolitano, entrambe legittimano l'idea di un Tricolore bisognoso del "rinforzino" di un'altra bandiera: arcobaleno per Galasso, mentre per Bossi e la sua marmaglia austroungarica, di color "raganaccio" e col sole delle Alpi che fa cu-cu a quella pagliacciata che loro chiamano federalismo.

 

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