RIMINI La responsabilità di governare
RIMINI - Notizie Attualità - mer 10 set 2008
di Giampaolo Proni
[{Ancora sui project per il lungomare}
Cosa si aspettano i residenti e cosa serve al turismo]
I cittadini vedono il territorio nel quale vivono come uno spazio dotato di senso, cioè di funzioni pratiche (come lo si può utilizzare) e di altri segni, per esempio valori identitari (il borgo, la piazza, i monumenti, il mercato ecc) e valori estetici (bello, brutto, moderno, antico, ecc). I residenti di una città costruita nel dopoguerra come Rimini non si identificano nei vasti spazi di periferia nei quali vivono, spazi anonimi, nei quali mancano punti di riferimento identitari. Anche se questi spazi sono ormai i nove decimi della superficie edificata, i residenti continuano ad avere i loro riferimenti nei luoghi storici, in particolare nei centri, nei loro monumenti e nelle loro piazze.
Chi amministra è tenuto invece ad avere uno sguardo diverso, 'dall'alto'. Deve considerare lo sviluppo del territorio, attuale e possibile, le risorse disponibili e le risorse producibili. Come un genitore che usa la propria autorità per fare studiare i figli in vista di un futuro migliore. Governare implica sempre un'assunzione di responsabilità, non solo una mera rappresentanza.
Detto questo, mi sento di affermare che i progetti relativi alla zona mare non produrranno un miglioramento nella qualità della vita dei residenti, così come essi la percepiscono. Teniamo presente il 55% dei residenti ha più di 40 anni e uno su 5 ne ha più di 65. Quiete, ordine e pulizia sono tendenze prevalenti. I riminesi amano, a parte il loro centro storico e i borghi, gli spazi aperti e naturali, i parchi che fanno di questa città il capoluogo con più verde pro-capite della Regione (dati Legambiente 2006), la campagna, e amano la loro spiaggia, in particolare quando possono averla tutta per sé, cioè nella stagione non turistica. Ovviamente la frequentano anche d'estate, ma non gradiscono troppo la confusione, anche se apprezzano il divertimento e la convivialità. I riminesi non dividono la vita sociale con i turisti, tranne in rare occasioni.
E' un vecchio dibattito, e chi da sempre vive di e per il turismo obietta che senza di esso la città non sarebbe cresciuta come ha fatto nel dopoguerra. A paragone di chi vive in aree industriali, chi vive in zone turistiche beneficia del sistema produttivo e sopporto disagi molto minori.
I progetti presentati vedono la zona mare soprattutto come risorsa produttiva, e integrano la funzione turistica con un forte innesto di funzione commerciale. Non credo sia possibile ora valutare se queste decisioni aumenteranno il fatturato totale del turismo o sottrarranno soltanto utili ai concorrenti. Né se daranno profitto economico ai gestori delle nuove strutture. Probabilmente ne garantiranno a chi costruirà e a chi gestirà l'operazione finanziariamente, ed attrarre investimenti sul territorio è comunque positivo.
Occorre però entrare nel merito della visione del turismo che sottostà questi progetti.
La visione di Rimini che sottintendono i progetti in questione è metropolitana, non incentrata sulla natura e l'ambiente. Ho partecipato di recente, assieme a degli architetti, a un concorso di arredo urbano per il Comune di Senigallia: l'ottica è completamente diversa: piste ciclabili e corridoi ecologici, nuove edificazioni che mantengono grandi aree verdi e gravitano verso l'interno, non sul mare. A Rimini invece si viene -nella visione progettuale adottata- per usare i servizi di intrattenimento o per lavoro (fiere e congressi), ma la risorsa naturale è marginale. La zona mare è un quartiere metropolitano dove si fa shopping, ci si diverte, si lavora: grandi edifici a molti piani, parcheggi sotterranei e centri commerciali. In più c'è una spiaggia super attrezzata, più un wellness center che una risorsa ambientale. Si è preso atto che la riviera è ormai 'riminizzata' e che tanto vale costruire ancora e costruire meglio, per questo si sono coinvolti famosi architetti.
Purtroppo i riminesi -uso una metafora- l'inverno vanno ancora a raccogliere le poveracce sulla spiaggia.
E' dunque scontato che scelte aggressive e mirate al settore produttivo alieneranno il territorio e i decisori a buona parte dei residenti. Se si facesse un referendum, insomma, è probabile che i progetti verrebbero bocciati. Forse sarebbe saggio associare ad essi interventi dedicati agli abitanti e agli spazi dove vivono e si muovono quotidianamente. Anche la migliore comunicazione non può cambiare una progettazione politicamente 'indigesta'. I cittadini pensano prima alla loro vita quotidiana e poi al loro sistema produttivo.
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