Un racconto di sguardi
Museale
Museo, dal greco mouseion (Tempio delle Muse), luogo soprattutto della visione e della memoria, luogo non solo da ricordare ma anche da gustare, da deliziare lo spirito, da meditare (a volte) ma anche da sbirciare distrattamente pensando all'uscita (a volte); luogo del silenzio, semprechè numerosi sternuti o commenti altisonanti non turbino il sacrario. Luogo dove sembra inconcepibile che si odano domande di visitatori - come è successo al Museo di Rimini - di questo tipo: "Ma è originale o è una fotografia?", davanti alla Pietà di Bellini; oppure, a fronte dei ferri chirurgici della Domus: "Scusi, quant'è il prezzo di uno di questi?"; anche ricerche strane di visitatori che alla guida del gruppo, in una sala del ‘600 chiedono: "Non è qui che facevano le analisi della prostata?". Ma il mondo è bello perché è vario: ad esempio, perché non si è mai pensato che le immagini da conoscere in un Museo non sono solo i personaggi dei dipinti e delle statue, ma, all'inverso, pure noi visitatori che veniamo sogguardati, considerati e giudicati (tacitamente) da loro? Ma si aprirebbe un'annosa e intricata questione metafisica e fictionale che è bene eludere. Per finire: un Museo senza visitatori è come una bella donna senza amanti, ma la bella donna del Museo di Rimini, oggi, è sicuramente superamata.
Ivo Gigli
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