Tirolesi con gli occhi a mandorla

RIMINI - Notizie satira - mer 15 dic 2010
di Lia Celi

Mercatini di Natale
Tutti in Alto Adige a comprare casette made in China

Qualcuno li considera addirittura sacrileghi, i mercatini di Natale. In effetti il 25 dicembre si commemora un Personaggio che con mercanti e mercatini non aveva un gran feeling, specie quando si mescolavano abusivamente alla religione. Ma in fondo i mercatini di Natale sono tipici di regioni nordiche in cui le feste di fine anno hanno conservato l'antico sapore pagano di celebrazioni del solstizio d'inverno, e il sole è molto più rilassato su certe cose. Splende sui venditori di centrotavola con le pigne ricoperte d'oro, quasi come le budella che si fanno gli altoatesini grazie ai mercatini natalizi - che sono, per inciso, una geniale iniziativa promozionale ideata della Suedtirol Marketing Gmbh-Srl, azienda legata alla Svp (e nelle valli si spettegola che i banchetti vengano affidati rigorosamente a commercianti iscritti al partito, vabbè che lassù dev'essere difficile trovarne di iscritti ad altri partiti).
Il sole splende sugli ingenui mediterranei che nei weekend di dicembre si imbacuccano come Pugacioff, manco Bolzano fosse il capoluogo della Kamciatka, e si incolonnano più o meno disciplinatamente sulla A22, già incasinata in tutti gli altri giorni dell'anno, per andare a sborsare fior di euro euro in cambio di decorazioni per l'albero a forma di casetta tirolese. E poche ore prima il sole splendeva sugli operai cinesi che hanno realizzato l'80 per cento del «vero artigianato dell'Alto Adige» (e il 99 per cento degli addobbi natalizi nel mondo, come facemmo notare su queste pagine un anno fa).
Non possiamo biasimare i commercianti bolzanini e meranesi se si approvvigionano in Oriente: per soddisfare la domanda di paccottiglia natalizia tiroleggiante in legno bisognerebbe disboscare tutto l'arco alpino, e gli artigiani locali (se ancora ce ne sono) dovrebbero lavorare tutto l'anno 24 ore al giorno, schiavizzando pure la famiglia. Un po' come succedeva nella Val Gardena dell'800, dove si producevano a milioni bambole di legno stravendute sia in Europa che in Nord America.
Però qualche frecciatina sulla pirlaggine degli italianuzzi, fra cui parecchi riminesi, che si fanno centinaia di chilometri per andare ad arricchire gente già straricca anche grazie a cospicue iniezioni di denaro pubblico (cioè nostro), e per di più comprando oggetti acquistabili a minor prezzo nell'emporio cinese sotto casa o il sabato in piazza Cavour, ci sta eccome. Okay, intorno alla bancarella non c'è la città italiana che il Sole 24Ore mette al primo posto per qualità della vita, ma quella che sta al solo 17esimo (e ancora ci è andata bene). E forse la pirlaggine dei forzati dei mercatini natalizi è solo un inconscio desiderio di portarsi via un pezzettino di Alto Adige, una specie di talismano proveniente da quella terra mitica, opulenta, ordinata, linda e pinta, contadina ma anche fortemente turistica, gaudente ma frugale, semplice ma favolosamente ricca - insomma, una versione montanara e germanofona di quello che ogni tanto la Romagna sogna di diventare. Però se il talismano è «made in China» non funziona, accidenti.
http://www.liaceli.com/

 

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