Digitale terrestre? Un po' come la crisi politica
Il duopolio telecratico è destinato a tramontare
La spartizione dell'etere conviene un po' a tutti, ma il sistema si sta incrinando
Se si guarda le televisione non si capirà mai la politica italiana. Se si guarda alla televisione, tutto è più chiaro.
Sol che i numeri annoiano, ma questi numeri sono importanti.
Publitalia, la concessionaria pubblicità di Mediaset, è il canale attraverso il quale il denaro della tv commerciale entra nel gruppo. Nei primi nove mesi del 2010 ha dichiarato 1,914.8 miliardi di euro di fatturato, con un incremento del 5% rispetto al 2009. Dopo la diminuzione del 2009 gli investimenti in pubblicità sono tornati a crescere. Il gruppo Mediaset dichiara per lo stesso periodo un fatturato netto in Italia di 2,423.9 Mld con un utile di 347 milioni prima delle tasse (che sono di 134,6 milioni di Euro, cioè il 38%). La raccolta pubblicitaria costituisce ovviamente la maggiore fonte di entrate della società.
Il bilancio di SIPRA, la concessionaria pubblicità della Rai, è difficile da reperire. Sul sito SIPRA non sono riuscito a trovarlo. Ho cercato nei bilanci pubblici della Rai, ma i dati sono del 2009. In quest'anno Rai dichiara una contrazione nella raccolta del 16,9% a fronte di una flessione di Mediaset dell'8,4. Comunque, nel 2009 la Rai dichiara di aver introitato 1,645 miliardi di canone, 908,6 milioni di pubblicità (attraverso SIPRA) e 415 milioni da altre fonti. Totale 2,970 miliardi.
Come si vede, le due aziende sono paragonabili, ma la RAI ha un fatturato maggiore. Ciò nonostante, la Rai chiude l'esercizio 2009 con un Risultato Operativo negativo di 144,2 milioni.
Su questo incide anche il costo del lavoro. Al 31/12/2009 Mediaset in Italia ha 4.700 dipendenti, RAI ne ha 11.829, oltre il doppio.
La situazione dei media e della politica italiana è tutta in questi numeri. Noi siamo uno stato telecratico governato da un duopolio nel quale sta al governo l'azienda più efficiente.
D'altra parte, i partiti hanno bisogno della tv per essere visibili all'elettorato. Se contate per quante ore cercano di farci vedere i politici in televisione, vedrete che, a cominciare da TG Parlamento fino a Ballarò, Santoro e l'Annunziata, superiamo le 20 ore alla settimana in cui ci vengono ammannite sulla Rai le facce e i discorsi della partitocrazia. D'altra parte, provate a pensare che cosa sarebbe di Di Pietro o Bersani se non gli venisse dedicata una porzione obbligatoria di TG ad ogni edizione. Non essere in tv significa non essere in politica. Questo lo sanno in tutti i paesi democratici. Ma negli altri paesi in tv i politici ci vanno se c'è una notizia, o se ci sono le elezioni. E comunque non sono così tanti. In Italia, manteniamo una casta che controlla tre reti Rai e che è affamata di video, perché di lì vengono i voti, e dai voti vengono i rimborsi elettorali, che sono stati di oltre 500 milioni solo per le politiche del 2008. E se ci saranno nuove elezioni ne arriveranno ancora.
Oltre ai politici che fa eleggere, la Rai stipendia infatti quasi 12 mila persone, alcune con compensi favolosi, e quasi tutti regolarmente appaltati a un partito. Altri soldi per la partitocrazia.
Se Mediaset fosse ridotta di dimensioni, potrebbe Rai mantenere le sue, e di conseguenza un fatturato di quella portata e tanti dipendenti? Inevitabilmente almeno un altro player chiederebbe di entrare in gioco. Potrebbe la Rai pretendere lo stesso canone con meno offerta? E d'altra parte, se Mediaset volesse veramente fare concorrenza a Rai, con il vantaggio competitivo che ha, non potrebbe portarle via altre fette di pubblicità e metterla fuori mercato? Essendo già in rosso, ed avendo gravi difficoltà a farsi pagare il canone (30% di evasione), Rai potrebbe trovarsi in ginocchio. Ma perché Berlusconi dovrebbe rompere un equilibrio che gli dà un utile certo e lo strumento per governare il paese? E d'altra parte, se ci fossero due poli privati indipendenti dai partiti, chi guarderebbe i politici in Rai dovendo anche pagare un canone? A me capita di pensare spesso, quando faccio l'errore di guardare uno di quei programmi in cui i soliti figuri urlano e parlano in italiano scorretto, che loro dovrebbero pagarci, non noi.
In sintesi, l'Italia si regge su un duopolio mediatico che nessuno dei due partiti, né Rai né Mediaset, vuole rovesciare. Si garantiscono a vicenda denaro e potere. Semplicemente, Berlusconi dà fastidio perché è un furbacchione e se ne approfitta troppo.
C'è però una cosa che nessuno può fermare, neanche la partitocrazia: il tempo. Le cose cambiano, e anche se noi italiani siamo incapaci di liberarci da soli, le tecnologie e la società evolvono. Perciò anche la telecrazia è destinata a tramontare. Il digitale terrestre è stato il faticoso accordo per salvare la situazione e perpetuarla. Ma il sistema si sta già incrinando. La crisi di governo e il digitale sono in qualche modo connessi.
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