Casariosa, il liberty che fece scandalo

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 15 dic 2010
di Annamaria Bernucci

Così nacque il "Cupismo"
La prima villa di Addo Cupi a Rimini

Percorrendo via Gambalunga, a poche decine di metri dall'incrocio con il viale della stazione, è facile osservare sulla destra un edificio interamente rivestito di mattoncini a vista, che possiede dei vistosi pilastrini, bianchi e grigi, lungo la sua recinzione, sormontati da elementi cubici particolari e una superstite cancellata. Si tratta della prima villa progettata dall'ingegnere Addo Cupi nel 1911 in forme e stile liberty.
Per quanto non esistano allo stato attuale documentazioni e disegni, l'attribuzione a Cupi è consolidata da molti elementi, a partire dalle caratteristiche stilistiche comuni ad altri edifici da lui progettati al Lido di Venezia e a Rimini.

La facciata della villa è adornata da un bassorilievo (o meglio, uno schiacciato) con due fanciulle vestite da un peplo panneggiato in sottilissime pieghe, la testa reclinata sulla lettura, opposte alla scritta centrale che emerge da uno sfondo di piastrelle ceramiche azzurre e che dice augurialmente: "Salute e cortesia a l'ospite gradito in Casariosa".
Casariosa possedeva in origine due torrette che aggettavano dalla facciata: le torrette a dire il vero erano asimmetriche e difformi nella disposizione dei balconi e delle logge e anche nelle balaustre che ne sormontavano la sommità. Altri particolari decorativi denotano la mano di Cupi che in quegli anni, a inizio secolo, si era nutrito e aveva ammirato l'architettura modernista e secessionista in particolare dell'austriaco Olbrich. In quella stagione altri progetti di Addo Cupi seguirono Casariosa, come l'Hotel Vittoria (1911) e Villa Nella sul lungomare, Villa Ronci (1920) all'angolo di via Dante e via Roma, un garage-officina a ridosso di Viale Principe Amedeo.
Casariosa fu oggetto da subito di strali e commenti ironici apparsi sulla stampa locale all'indomani della sua ultimazione: l'architettura moderna non era digerita dalla città, impreparata a quei "dadi cerchi e borchie", insomma a tutto quell'armamentario decorativo che andava di moda nella progettazione secessionista e liberty.
Occhio d'Alba
Addo Cupi (1874-1958) l'inventore di Casariosa è stato artista, grafico, scrittore, poeta, progettista. Collaborò al ‘Pesceragno' e all''Arco', nel periodo tra il 1913 il 1915; e fu l'inventore del Cupismo.
Il Cupismo significava "far tutto, saper tutto, dalle case ariose.. alle mostre futuriste, alle poesie vagamente dannunziane..".
Si laureò nel 1900 al Politecnico di Torino; nel 1907 è a Venezia con un impresa dedita a bonifiche e dragaggi, nel 1911 è ingegnere direttore al Consorzio del Marecchia e nell'anno successivo incaricato di dirigere l'Ufficio Tecnico Governativo della Repubblica di S.Marino.
Nella progettazione architettonica attraversò intensamente la stagione del liberty, ne apprese il linguaggio e la sintassi decorativa e successivamente si relazionò con il ritorno all'ordine e con rigori razionalisti di stampo novecentesco. Ma la sua figura, indagata a più riprese nell'ambito degli studi sul novecento riminese e del futurismo italiano, svela una personalità duttile e aperta, capace di assorbire tutte le novità, dall'architettura secessionista alle accensioni futuriste.
Si firmò Occhio d'Alba. Nel 1906 Cupi anticipò il rinnovamento del binomio arte e turismo, lo fece attraverso un articolo uscito sul periodico ‘Rinnovamento' dove emersero i presupposti di una piccola rivoluzione culturale rivolta ad una città che si confrontava per la prima volta con il sistema turistico balneare.

E di fronte c'era il Politeama
Villa casariosa ha subito profondi cambiamenti dal dopoguerra in poi, nel rivestimento esterno e nei volumi delle torrette; due tondi maiolicati a colori con l'immagine di don Chisciotte sono stati inseriti nei fianchi laterali del fabbricato e recano la data del 1969 a segnare il completamento della ristrutturazione. Davanti a Casariosa era stato costruito nel 1913 il Politeama, teatro popolare rimasto nella memoria dei riminesi ma che non è scampato ai bombardamenti del 1944 e che con ogni probabilità è da attribuire anch'esso a Cupi.

 

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