Carmen, donna di luce e d'ombra
Il 2011 a Rimini comincia con un acuto
All'Auditorium della Fiera il capolavoro di G. Bizet
E' dal 2004 che Rimini accoglie il nuovo anno con la grande Opera, dalla Traviata che inaugurò questa tradizione tutta "nostra" - Verdi è stato tra i più rappresentati (ben cinque le opere) in linea con quella che fu la programmazione dell' ottocentesco Teatro Vittorio Emanuele - alla Carmen che andrà in scena il primo e il tre gennaio 2011 nell'Auditorium di Via della Fiera. Una produzione inedita, che armonizza l'esperienza dell'associazione AttoPrimo e del Coro lirico A. Galli al contributo di diversi Teatri nazionali. Il ricavato netto, come sempre, sarà destinato allo IOR. «Le prime prove le abbiamo fatte a settembre» ci racconta il regista, Ivan Stefanutti. «Molte cose sono già pronte. Lavorare a Rimini mi piace, tra un panettone e una piadina, c'è leggerezza anche nel fare le cose difficili, arrivando col sorriso fino in fondo.»
"Il buio tra i monti" è la suggestione delle note di regia: è una versione "austera" della Carmen?
«Più che austera, essenziale, privata dell'abituale decòr folcloristico. Nel tempo si sono sedimentati su quest'opera diversi strati di pittoresco, ma la drammaturgia deve esplicitare la storia, mettendone in luce e sottolineandone il nucleo. Il M° Rosa ed io lavoriamo in questa direzione. Carmen è un racconto molto moderno, con un personaggio rivoluzionario. Nessuno è solo buono o cattivo: Micaela ha una sua caparbietà, Escamillo è un "bel gaglioffo". Nell'opera in sé non si deve cercare una "morale" ma uno spaccato di realtà vicina alla contemporaneità. Una storia attuale e archetipica che parla della libertà di Carmen, che nasce libera e libera morrà, che racconta il restare fedeli a se stessi e le trasformazioni che nascono dall'incontro con l'altro. Ho mantenuto però una certa "distanza" temporale, anche nei costumi, per tener vivo lo sguardo del pubblico».
Dove è ambientata
questa versione dell'opera?
«In un luogo di confino, al limite del deserto, con la manifattura tabacchi che è quasi un bagno penale. Un territorio in cui di giorno i ruoli sono distinti, e nella notte tutto si mescola, luogo inconscio dove gli opposti si conciliano e si liberano i desideri. Prima di tutto l'erotismo, il possesso: più ci si inoltra nella notte più si allentano i freni inibitori. L'elemento unificatore è un fortino sullo sfondo, in una valle/canyon calcinata e imbarbarita. La scena è scarna, al servizio dell'opera. Come nei film in b/n "colorizzati" dominante è un cromatismo innaturale, appartenente a quel mondo desolato».
Che Carmen sarà la mezzosoprano Anna Maria Chiuri?
«E' una ragazza temperamentosa: sono 10 anni ormai che lavoriamo insieme, mancava solo questo personaggio. Sarà una Carmen volitiva e coraggiosa, che ammalia ma difende col suo comportamento la sua libertà e i suoi diritti, arrogandosi alcune prerogative maschili, in un mondo al limite che le somiglia molto».
Al pubblico: istruzioni per l'uso...
«Che non vengano a vedere nacchere o mantiglie... per il resto è lo spettacolo stesso che racconta e spiega. E poi, chi non ha mai sentito l'Habanera o la Seguidilla dalla Carmen? Bizet purtroppo non è arrivato a vedere la popolarità
dell'opera, ma è stato davvero un rivoluzionario».
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