Scuola mia, scuola mia, massacrata che tu sia...
La televendita di Gelmini e Brunetta
Tagli ovunque, ma pagella in line
Sarebbe fuorviante credere che la crescente sguaiataggine cui si lascia andare negli ultimi tempi Berlusconi, evidenziata dalla famosa telefonata a Ballarò, sia unicamente dovuta a turbamenti politici. La "ghigna" che sta mettendogli a rischio le cuciture del lifting facciale non nasce solo dal timore di non poter comprare al "supermarket della libertà" tutti i voti necessari a garantirgli, il 14 dicembre, la maggioranza alla Camera. A infastidirlo maggiormente è l'aver dovuto sospendere i suoi bei sollazzi serali, per tacitare la campagna moralisteggiante dei giorni scorsi. Come se non bastasse, a minacciare la ripresa di quei rilassanti convivi ora ci si è messo pure X Factor, con l'enfatica riscoperta di una legge che vieta alla gioventù minorenne di esibirsi dopo mezzanotte in qualsivoglia spettacolo; compreso, pare, il ballo del "bunga bunga". Col rischio che allo scoccar del tocco sia tutto un fuggi fuggi di moderne Cenerentole che, travestite da nipotine di Mubarak, escono da Villa Certosa senza più addosso ben altro che la fatidica scarpetta. Insomma, per vedere Berlusconi finalmente rilassato, più che la fiducia del Parlamento servirebbe una dose di bromuro.
Rimanendo in tema di sfrontatezza comunicativa, che dire della pacchiana frivolezza che l'autodidatta Gelmini e il "ministridulo" ai profumi e balocchi, Brunetta, ci vorrebbero televendere sotto il nome di Scuola mia? Stanno massacrando la scuola pubblica - taglio dei finanziamenti; decimazione del personale; "riesumazione" del maestro unico alle elementari; falcidia del tempo pieno; ritorno a classi sovraffollate, pluriclassi e doppi turni - e loro che fanno? Spacciano per irrinunciabile toccasana la cretinata di una sorta di ronda mediatica che comunicherà ai genitori i "movimenti sospetti" del figlio e introdurrà la "grande rivoluzione" della pagella online.
Ci sarà anche la cantilenante "ministra del doposcuola" alla Fiera di Rimini, al Salone della Giustizia promosso dal sen. Berselli come già nel 2009, quando chiamò a inaugurarlo l'allora "amato capo" Gianfranco Fini, accolto con ostentato plauso per le sue iniziali "eresie": una colpa che deve farsi perdonare, oggi che quel plauso...è andato in prescrizione. Di qui la prossima inondazione di ministri e parlamentari di stretta osservanza berlusconiana: Maroni, Gelmini, Matteoli, La Russa, Fazio, Alfano, Schifani, Cicchitto, Gasparri, Gallone, Longo, Benedetti Valentini, Delogu, Mugnai, Valentini, Allegrini, Caliendo; più Sgarbi e Don Gelmini. Unica eccezione un "beccaccione dipietrista": il sen. Li Gotti, che si presterà a prender parte alla millesima riproposizione del "processo a Paolo e Francesca" nel ruolo - non a caso - del giovane Malatesta, che come si sa non fece una bella fine. Ci si chiede pertanto come mai la presentazione alla stampa di una così evidente anteprima della sua campagna elettorale per il Comune di Rimini, il PDL non l'abbia organizzata nella sua sede, ma in quella "centrosinistra" della Provincia.
P.S. «Lombardi: "Volare senza la zavorra-Forlì"», titolava giorni fa un giornale. Al coordinatore del PDL c'è poi voluto del bello e del buono per spiegare ai legaioli che si riferiva all'aeroporto e non a Pini, il loro capo di Romagna; che a Rimini, in omaggio al suo boicottaggio al Palas, ormai tutti chiamano "l'on. Piloni da Forlì".
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