Intervista ai Club Dogo

RIMINI - Notizie spettacoli - mer 01 dic 2010
di Stefano Micheli

Che bello essere noi ... e non gli altri!
Al Velvet il 3 dicembre 2010 per la tappa romagnola

Venerdì 3 dicembre allo storico live club di Sant'Aquilina approda il tour 2010 "Che bello essere noi" dei Club Dogo, la band hip hop più potente del momento. Jake la Furia e Guè Pequeno, che insieme al beatmaker Don Joe hanno dato vita agli inizi degli anni 2000 alla Dogo Gang, caleranno nella nostra realtà urbana la loro esperienza metropolitana, fatta di testi forti senza censure e musica che spacca, direttamente dalla strada. Al sottoscritto, cresciuto a pane e Irene Lamedica, il privilegio di fare quattro chiacchiere in libertà con Guè Pequeno.
La prima domanda è obbligata: siete già stati in Romagna? Vi entusiasma l'idea di suonare qua?
"La Romagna la conosciamo bene e ci veniamo sempre volentieri: siamo stati, come tutti, al mare sulla riviera romagnola e abbiamo frequentato, in passato, le discoteche storiche della zona avendo dei trascorsi sia io che Jake da discotecari. Al Velvet però non abbiamo ancora suonato, siamo molto curiosi di venirci ed ansiosi di mettere la "nostra bandierina".
Siete il manifesto hip hop della realtà italiana: quali sono le vostre origini?
"E' una bella definizione, grazie! Abbiamo avuto una lunga gavetta, siamo partiti dall'autoproduzione più totale che significa non avere alle spalle neanche un'etichetta indipendente: quindi registravamo, andavamo dallo stampatore e portavamo i cd direttamente nei negozi. In pratica "il fai da te più assoluto". Il nostro primo disco "Mi Fist" è del 2003 anche se il primo lavoro uscito con un'indipendente è del 2006 "Penna Capitale". Adesso, come nelle favole, abbiamo un disco in classifica (ndr "Che bello essere noi"), un contratto con una major e "tutto il resto" ma non è stata una cosa scelta: noi non siamo un "prodotto discografico".
Quali sono i rapporti con gli altri esponenti della scena hip hop italiana?
"La nostra è una fratellanza, siamo un gruppo allargato, esponenti diversi della stessa famiglia. Marracash che è presente in "Ciao proprio" contenuto in "Che bello essere noi" appartiene alla Dogo Gang, è della nostra stessa crew. Noi e J-Ax lavoriamo nello stesso studio e abbiamo collaborato più di una volta: io nel suo disco "Rap & Roll", lui nel nostro cd dell'anno scorso "Dogocrazia". Abbiamo fatto insieme "Brucia ancora", che è uno dei nostri cavalli di battaglia che ad oggi ha circa 3 milioni di visualizzazioni su Youtube: per cui nessuna rivalità. E poi in un momento così positivo per il rap italiano, considerando anche il risultato eccezionale ottenuto da Fabri Fibra, parlare di rivalità sarebbe stupido.
Aver raggiunto visibilità e popolarità: pensi che possa cambiare il vostro modo di fare musica?
"No, noi senza falsa modestia, già prima dei contratti eravamo riusciti nell'underground a raggiungere uno status di affermazione abbastanza "clamoroso" quindi in qualche modo eravamo preparati a tutto quello che poi ci è successo. In Italia c'è spesso la leggenda della major che cambia la tua musica ma in realtà non è così: la major prende chi vuole perché fa della "roba" che gli piace, noi siamo e resteremo fedeli ad un'estetica hip hop e underground. Nonostante anche noi possiamo fare, talvolta, dei pezzi se vuoi un po' più facili ma comunque con dei testi sempre pesanti, parlare di condizionamento e commercialità non ha senso. E' vero, ci sono degli ascoltatori che hanno le fette di salame sulle orecchie per cui appena uno firma un contratto o vende più di tre dischi è un venduto, un commerciale, ma è un problema loro".

 

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