Ma sei proprio zudro!

RIMINI - Notizie cultura - mer 01 dic 2010
di Stefano Cicchetti

Le nostre parole

Un’espressione così riminese che a già a Riccione vuol dire un’altra cosa

E’ zudro il pallone che ha perso la sua sfericità. E’ zudra la testa che non contiene molto acume. Ogni riminese lo sa benissimo. Ma come ci siamo inventati questa parola, è nebbia fitta. Intanto parrebbe proprio un termine sbocciato fra Ausa e Marecchia, poiché altrove, anche in Romagna, non se ne rinviene traccia. Tacciono i tanti dizionari dialettali, almeno con noi ricercatori della domenica. Ed è nebbia fitta anche per le sue origini.

Andando per esclusione, difficile che il nostro zudro sia lo stesso della Slovacchia morava, nella regione di Hornacko: lassù il termine sta a indicare le porte decorate a intagli, in cui gli abitanti sono particolarmente abili.

Valicando le Alpi, a San Leonardo del Friuli si trova il cognome Zudri, che però conduce dritto in un vicolo cieco: “cognome – scrivono i dotti locali - che, come fa notare Pavle Merkú, é di derivazione e di significato oscuro; probabilmente si tratta di un cognome portato nelle nostre zone da qualche antico immigrato tedesco e da identificare con i cognomi Cuder, Cuderman presenti nella Gorenjska e nella Primorska”.

Se valesse l’assonanza zudro-tudro, col significato potremmo accostarci a tudero, che nei dialetti settentrionali, in particolare lombardi e piemontese, sta a indicare spregiativamente il tedesco, ben nota “testa quadra”. In particolare, nel Canton Ticino tudro è il “Tronco d`albero, individuo, animale grosso, alto, robusto; relazionato all`umano, sempliciotto, babbeo: té sè el solit tudro!”.

Ma i glottologi storcono il naso di fronte il passaggio da “t” a “zeta”. E quindi restano fuori gioco anche intriganti quanto oscuri legami con Tuder, il nome etrusco di Todi, che a sua volta fa litigare da secoli gli studiosi. Peccato, poiché una di quelle spiegazioni fa risalire tuder a una radice italica *TUT, presente nel latino tuditare, “battere, urtare, ammaccare”. Suona più vicino, ma dice ben poco, un altro toponimo di quella zone, Sutri, che però verrebbe da un sutro a indicare la sterilità della terra.

Ancora ipotesi. Tubero ci giunge dal latino tuber, propriamente “escrescenza” e quindi “bernoccolo, bitorzolo”; bene il significato, male le corrispondenze fonetiche.

E se invece zudro avesse a che fare con zidernell, zidrinello, il cetriolo? Che bitorzoluto lo è, come pure non è emblema di acume. Però è semplicemente diminutivo di cedro, che in origine era riferito all’albero più che al frutto, con il significato di “resinoso”. E il passaggio da “zi” a “zu”? Sarà coerente?

Appaiono più corrispondenze in un frammentario documento di Pola, risalente al XIV secolo, dove di parla di “piscare cum franzada e zodro”: la “franzada”, o frangiate, è il nome di una rete, ma del zodro non si sa oltre.

A complicare le cose, zudro già a Riccione, e poi a Cattolica e fino a Macerata, prende un altro significato: vuol dire “sporco, sudato, zuppo, madido”. Ed ecco un altro bivio: andiamo verso il senso che si ritrova perfino in Spagna, nel galiziano zudre, “latrina”? Allora il tutto discenderebbe dal basso latino sordidus, da una radice germanica svard, suard, “essere nero”. Ma c’è anche “sudare”, tal quale in latino, dalla radice sanscrita *SUID-SVID, “sciogliersi”.

Chissà se quell’accezione comunque negativa, può aver portato nel riminese ad una traslazione del significato in modo del tutto particolare? E chissà se qualcuno dei nostri lettori conosce la soluzione di questo mistero?

 

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