Evviva la Ghirlandetta!

RIMINI - Notizie primo piano - mer 01 dic 2010
di Stefano Cicchetti

Le comiche guerre ideologiche sulla toponomastica
Finalmente un luogo battezzato senza giochi di potere

I nomi dei luoghi, delle vie e delle piazze. E' la toponomastica. Chi decide questi nomi? Il consiglio comunale su proposta dell'apposita commissione. Ma qualsiasi cittadino può avanzare richieste. Fra i nomi che giacciono al vaglio della commissione, ci sono quelli di Berlinguer, Almirante, Spadolini, La Malfa, Craxi. E poi, i Giusti di Israele Giovanni Palatucci e Osman Carugno. Dal mondo dello sport arrivano Eugenio Pagnini, Alfredo Neri, Mario Roberti, Aroldo Montanari. Qualcuno vorrebbe si ricordassero anche le benemerite Infermiere Volontarie della Croce Rossa. Molto spesso le decisioni sulla toponomastica diventano questioni politiche e in quanto tali regolate: un tanto a me, un tanto a te, e se sono più forte decido io, magari proprio per farti dispetto. A Rimini fu clamoroso il caso di via XX Settembre, un vero e proprio "sfregio" che i nostri passati amministratori liberali e "mangiapreti" vollero perpetrare ai danni dei clericali: la data della presa di Porta Pia, cioè della fine del potere temporale dei Papi, sparata come una cannonata nel cuore di Borgo San Giovanni, da sempre il più fedele alla Santa Sede. E anche oggi sulla toponomastica si combattono dispute cavillose e interminabili. Gli esiti di questi conflitti sono spesso esilaranti. Anche perchè le commissioni a tutto pensano meno che alla funzione che i nomi delle strade dovrebbero avere, cioè facilitare la vita e non complicarla. Viene proprio la curiosità di sapere quanti moccoli tirino ogni volta che devono scrivere il loro indirizzo i bolognesi abitanti in "Via dei Trattati Comunitari Europei 1957-2007". Prolissità a parte, è comica anche la sproporzione fra gli sforzi delle parti per accaparrarsi una targa stradale e l'effettivo risultato sulla popolazione. La quale, a Rimini, ha già il suo daffare a ricordarsi che XX Settembre sta da una parte e XXIII Settembre a quella opposta della città. E in quanti sanno davvero chi è il personaggio cui è dedicata la via in cui abitano? Il tutto è ancora più surreale perché le cose non sono sempre andate così. E anzi in alcune parti del mondo vanno ancora esattamente all'opposto. In Giappone non esistono nomi delle vie e neppure numeri civici, eppure tutto funziona perfettamente. Negli Usa le vie invece dei nomi hanno spesso dei numeri. Ma, soprattutto, non da sempre la toponomastica è stata decisa dalla politica. L'uso entrò in voga con la diffusione dei moderni catasti. In Italia i primi a mettere le targhe stradali furono gli Austriaci a Milano, nel 1786. Un prodotto dell'illuminismo, dunque, che come in altri campi ebbe la somma ambizione di ricreare il mondo a misura della ragione. Eppure l'ancien regime era più che ragionevole. Era l'uso quotidiano a decidere, in base a quel che ogni luogo aveva di significativo: una chiesa, una famiglia, un mestiere, una fontana. Ma la ragione illuministica puntava ad altro: all'ideologia che il potere aveva il dovere di propagandare. Imporre un nome è sempre un atto autoritario e arbitrario. E allora ben venga il parco della Ghirlandetta, come hanno chiamato quello appena realizzato presso il nuovo Palacongressi di Rimini. Finalmente un nome che torna a raccontare storia e identità di un luogo, visto che così si è chiamato per secoli quel podere.

 

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