"Le scuole della Valconca raccontano" di Gino Valeriani

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 17 nov 2010
di Claudio Costantini

Prima a tagliare l'erba per i conigli poi a scuola
Un'epoca, una grande comunità rurale narrata attraverso le immagini delle foto di classe

Sono molti i modi, i linguaggi, le immagini usati dal gruppo di "Ricerca storica della documentazione orale G. Iacopucci" per raccontare la civiltà contadina della Valle del Conca. Un mondo quasi scomparso che rivive solo nella memoria degli anziani, nelle vecchie case, nei racconti e nelle rare immagini. Il Gruppo con varie iniziative, mostre , convegni, pubblicazioni, più di trenta, e con il Museo Etnografico di Valliano stanno preservando quel mondo con i suoi valori, le sue storie e la sua civiltà per farlo conoscere ai più giovani o farlo ricordare a coloro che quei luoghi hanno abbandonato. L'ultima pubblicazione appena data alle stampe, con la sponsorizzazione della Banca Popolare Valconca che ha sempre sorretto le iniziative del gruppo, ha per titolo "Le scuole della Valconca raccontano" un libro edito da "la Stamperia", l'autore è Gino Valeriani che si è avvalso della collaborazione di Gilberto Arcangeli, Giancarlo Frisoni e Silvano Incanti.
Con l'unità d'Italia cominciano ad essere promulgate leggi contro l'analfabetismo, si va dalla legge Casati che nel 1859 stabilisce due anni di scuola obbligatoria fino a quella di Gentile che porta nel 1923 a 14 anni l'obbligo scolastico. Nelle campagne l'obbligo era largamente disatteso, coloro che non sapevano né leggere né scrivere erano molti, prima del ‘900 nei comuni di Gemmano e Mondaino arrivavano intorno al 90 per cento. Un libro quello di Valeriani che vive e si racconta attraverso le fotografie di classi di scuole dei comuni della valle spesso accompagnate dai nomi degli alunni e con interviste e testimonianze raccolte nell'arco di molti anni. La prima foto di classe 1ª e 2ª elementare risale al 1913 descritta poi, qualche anno fa, da un alunno di quella classe che ha annotato tutti i nomi dei compagni. Tutti chi più, chi meno abbiamo foto di classe nostre o dei nostri genitori e ogni volta che le vediamo le raccontiamo agli amici, ai figli e così facevano con noi i nostri genitori. Il libro ne mette insieme decine che coprono circa cento anni. Osservandole attentamente quasi come se potessimo scorgere qualcuno che conosciamo, ci rendiamo conto, anche senza didascalie, del passato, delle condizioni sociali dell'evoluzione dei costumi, delle mutate condizioni economiche. Le campagne fino gli anni cinquanta erano molto più popolate di quanto lo sono ora, ma la frequenza scolastica era ridotta, molti bambini in primavera abbandonavano per il lavoro nei campi e non erano pochi quelli che prima delle lezioni dovevano portare le bestie al pascolo o tagliare l'erba per i conigli. L'italiano era un ostacolo: "la maestra ci insegnava a dare del lei e noi: io signorina do del lei a tu perché sei maestra" e le bocciature erano la norma; "sono andata a scuola fino a sette anni, facevo quattro chilometri... in più dovevo lavorare nei campi, non so leggere né scrivere". Negli anni sessanta arriva sulla costa il turismo, le campagne dei comuni che si affacciano al mare si spopolano, in pochi anni molte cose cambiano lo si vede dalle fotografie delle classi bambini più paffutelli e sorridenti e meglio vestiti e poi il maggior benessere permetterà di continuare gli studi. Il gruppo "Ricerca storica della documentazione orale" è riuscito con questa pubblicazione, originale nel suo genere, ad aggiungere un prezioso tassello al mosaico complesso della civiltà contadina della Valle del Conca. Le foto sono molto belle, merito degli studi fotografici Candiotti e Polverelli. Alla fine ti accorgi di averle osservate una ad una, scrutato i volti, i sorrisi o i visi seri di quei piccoli alunni che si accingevano ognuno con un proprio destino e una propria volontà ad affrontare il futuro. Ognuno di loro poi sarà portatore di una storia.

 

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