"Do int una volta"

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 17 nov 2010
di Claudio Costantini

Una commedia nel dialetto dei marinai di Giovanna Grossi Pulzoni
Primi anni '50 sinistra del porto: il marito parte, la moglie Lucia voleva un figlio...

La risorsa principale del teatro dialettale, se non l'unica, è il pubblico che assiste alle sue rappresentazioni. Gli attori sono quasi sempre, anche se molto bravi, non professionisti, le sale sono per lo più parrocchiali e gli unici introiti, a differenza del teatro ufficiale, sono quelli dei biglietti di ingresso. Un teatro che non esclude, dove non vi è divisione fra palcoscenico e platea. Qui uomini donne e bambini ridono, si commuovono, commentano, si immedesimano perché ritrovano parte dalla loro vita, quella della comunità o quella raccontata dai padri e dai nonni. "Do int una volta", una commedia in tre atti in dialetto marinaresco di Rimini di Giovanna Grossi Pulzoni riesce anche nella sola sua lettura a riprodurre quell'atmosfera di coinvolgimento emotivo che si ha in teatro. E' una Rimini degli anni '50, quella dei pescatori alla sinistra del porto, quella dell'infanzia dell'autrice dove le case erano aperte e si viveva una vita semplice e genuina, dove le preoccupazioni, i drammi erano spesso condivisi dalla comunità circostante. Un giovane marito decide di lasciare il lavoro sicuro in ferrovia e partire in mare come suo padre perché qualcosa più forte di lui lo spinge a questa avventura. Lascia a casa la madre e la moglie, non avevano ancora figli, lui non li voleva. Si rifarà vivo solo dopo molto tempo. Un racconto non certo allegro. Ma la commedia introduce altri personaggi e situazioni che inducono al riso che distolgono lo spettatore dal dramma dell'abbandono. Ognuno con comportamenti diversi che insieme riproducono e rappresentano il modo di pensare e di vivere di quella comunità di marinai. Il dialetto ha una funzione insostituibile non è solo veicolo di parole diventa a sua volta attore nel riuscire a descrivere e rappresentare stati d'animo e atteggiamenti dei personaggi. Risaltano le figure della madre, di Lucia la moglie di Mario il marito partito. Due donne indipendenti con forte personalità. Lucia voleva un figlio, il marito non tornava....
Giovanna Grossi riesce sia con i dialoghi che con il susseguirsi degli avvenimenti a tenere il lettore attento, e poi sarà cosi anche con lo spettatore, curioso di sapere quale sarà la conclusione.

Un prologo e un'appendice
Il libro "Do int una volta" pubblicato dalla società editrice "Il Ponte Vecchio" oltre al testo della commedia contiene una interessante premessa e una conclusione sulla toponomastica riminese. La premessa è un'analisi fonologica e proposta ortografica del dialetto di Rimini che segue lo studio de" L'Ortografia Romagnola dell'Istituto "Friedrich Schürr". Qui si è preso in esame il dialetto riminese urbano, quello parlato all'interno delle mura, del borgo Marina e di San Giuliano con un inventario fonologico ed una proposta grafica per arrivare ad una ortografia valida per tutti i dialetti romagnoli. Si sono prese in esame anche le differenze interne delle parlate. Una assai utile e piacevole lettura per i cultori del vernacolo.
L'ultima parte è dedicata ai luoghi della toponomastica popolare con la riproduzione di mappe del 1700 come quella di De Lalande. Un interessantissimo viaggio dentro e fuori le mura di Rimini romane, medioevali e malatestiane con tanto di punti di riferimento sulle cartine riprodotte. Una Rimini che in qualche modo c'è ancora, basta saperla ritrovare. E lo studio di Davide Pioggia in appendice ti aiuta nella ricerca.
L'associazione "Istituto Friederich Schürr" presenterà il libro "Do int una volta" con il saggio "Il dialetto a Rimini", venerdì 26 novembre, alle ore 18 Sala del Giudizio al Museo della Città.

 

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