Intervista a Chiara Guidi

CESENA - Notizie cultura - mer 17 nov 2010
di Alessandro Carli

Vedere attraverso l'ascolto
A Cesena terza edizione di Màntica

La voce umana attraversa come linea di ricerca tutti gli appuntamenti di Màntica, anche quelli il cui carattere sembrerebbe squisitamente strumentale, e si sostanzia di numerosi laboratori, volti ad approfondire tecniche o a esplorare potenzialità inutilizzate. "Màntica" - dal 16 al 28 novembre - è caratterizzato da una folta proposta di seminari e di laboratori, accanto a una programmazione di musica, teatro, danza, cinema e installazioni. Il festival si svolge in sette spazi della città di Cesena e fa capo al Teatro Comandini, sede della Socìetas Raffaello Sanzio. La terza edizione del festival diretto da Chiara Guidi si impernia sulla questione del volto, annunciata dal nuovo spettacolo di Romeo Castellucci ("Sul concetto di volto nel Figlio di Dio" che parte da ‘Salvator mundi', un'opera di Antonello da Messina e che avrà vita in scena il 24, 26 e 27 novembre). Ma Màntica è anche altro: è - come spiega Chiara Guidi - un viaggio-rivelazione "sugli aspetti della voce, che si compie anche nel ‘sentire'. E' un'idea di suono che sa entrare dentro".

La voce ha un potere diverso da quello evocato dalle immagini?
"Ogni suono nasce per un orecchio che lo riceve. Le parole sono pance, rette, aste, verticali e non solo un significato. La gestualità delle nostre abitudini ha un sottotesto che riporta ai giochi infantili. Attraverso i laboratori si ha la possibilità di entrare dentro la visione, la percezione la realtà. E' come la caduta di Alice di Lewis Carroll, ma più lenta: afferro, tocco, vedo".
In un periodo dominato dalle immagini, qual è il potere della musica?
"La musica - e di conseguenza la voce - sa creare un altro suono: nella musica esiste un potere manifestativo, diverso da quella narrativo. La musica non ha bisogno di una rappresentazione".
Terzo anno di festival: è cresciuto?
"L'idea di Màntica è sempre la stessa: entrare nelle pieghe di uno spettacolo della compagnia. Esplorare quello che a teatro non si vede. E avviene attraverso le poetiche di altri artisti. E' come una fuga di Bach: identifico il punto di partenza. I laboratori nascono perché c'è un dialogo. Il laboratorio di Daniela Cascella, studiosa e curatrice di musica contemporanea (il 27 e 28 novembre, ‘Il suono e il tempo di un testo'), nasce proprio da un dialogo: ci unisce un pensiero sulla voce e sulla scrittura, sull'arte dell'ascoltare e del vedere attraverso l'ascolto. Così con l'ornitologo Fabrizio Borghesi, (24 e 25 novembre il laboratorio per attori ‘Sull'Ascolto, imitazione e ambientazione del canto degli uccelli'). L'ambiente considerato è quello di una palude, di un canneto e di un bosco nell'avvicendarsi di una giornata autunnale. Ogni partecipante sceglie uno o due uccelli di cui riprodurre il canto per ricostruire, anche in vista dell'apertura pubblica, l'ambientazione naturale. O il lavoro sull'improvvisazione di Alexander Balanescu, che propone, attraverso una ‘Masterclass per Archi' (24 e 25 novembre), di esplorare la "composizione istantanea" e la dinamica che mette in relazione individuo e gruppo, voce singola e coro. Il lavoro condurrà a un concerto finale in cui gli studenti condivideranno la scena con i musicisti del Balanescu Quartet (il 26 novembre al Teatro Bonci)".

 

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