La nuova edizione Bompiani del "Trattato delle virtł"

RIMINI - Notizie cultura - mer 17 nov 2010
di Lorella Barlaam

A Rimini c'è un po' di Bisanzio
Intervista a Moreno Neri, curatore dell'opera di Gemisto Pletone

E' appena uscito da Bompiani il "Il trattato delle virtù" di Giorgio Gemisto Pletone, uno dei pensatori "più venerati ed esecrati del Rinascimento". La traduzione dal greco, la ponderosa introduzione e i rigorosi apparati testuali sono del riminese Moreno Neri, studioso della tradizione classica e umanistica dalla tarda antichità al Rinascimento - il 28 dicembre sarà ospite di Voyager per parlare dei misteri di Piero della Francesca - che ha già curato (tra le altre) alcune opere di Pletone e saggi sul Tempio Malatestiano, editi da Raffaelli. Per Bompiani sta attendendo, con un gruppo di valenti collaboratori, a un'edizione completa delle opere di Pletone.

Moreno Neri, chi è Pletone e perchè è sepolto a Rimini?
«Giorgio Gemisto Pletone (1355 ca.-1452 o 1454) fu una delle figure più importanti e prestigiose del crepuscolo di Bisanzio. Consigliere degli ultimi imperatori di Costantinopoli e dei despoti di Morea, a Mistrà, nel Peloponneso, creò un circolo esoterico, sul modello dell'antica Accademia di Platone, la cui opera fu di fondamentale importanza per il Rinascimento occidentale. Il fatto che Sigismondo abbia portato dalla Grecia le ossa di Gemisto Pletone per seppellirle in un sarcofago del Tempio ci fa supporre che seguisse la dottrina neoplatonica di quest'uomo enigmatico, che ha onorato da discepolo devoto con la scritta "principe dei filosofi del suo tempo".»

Perché cominciare con "Il trattato delle virtù"?
«Il trattato di etica, rivolto a un ampio pubblico, è l'opera di Pletone che ha conosciuto la maggior diffusione e che ha contribuito in larga parte alla fama del maestro di Mistrà. Una semplice ma allettante entrée rispetto alla portata complessiva delle metaforiche pietanze imbandite dall'intera opera. Attraverso di esso Pletone elabora un sistema completo di virtù principali e subordinate, deducendole dai princìpi supremi della morale e dell'antropologia, e diffonde le sue teorie morali e politiche, per formare prima di tutto negli esseri umani opinioni rette e abitudini conformi alla ragione.»

E' un'opera ancora attuale?
«Direi proprio di sì: Giacomo Leopardi, nel 1827, dei testi di Pletone scriveva: "Se mediante buone traduzioni fossero più divulgati, e più nelle mani della comun gente, che essi non sono ora, e non furono in alcun tempo, potrebbero giovare ai costumi, alle opinioni, alla civiltà dei popoli più assai che non si crede; e in parte, e per alcuni rispetti, più che i libri moderni." Come dice la bizantinista Silvia Ronchey, prendendomi bonariamente in giro: "dopo Giacomo Leopardi, Moreno Neri ...".»

 

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