Maggioli Auto, č bufera politica

RICCIONE - Notizie Riccione - mer 17 nov 2010
di Emer Sani

Polemiche dopo il sequestro per abuso edilizio
L'opposizione scatenata contro socialisti e chi "non poteva non sapere"

Non solo il sequestro del salone espositivo della Maggioli Auto, predisposto dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Rimini per reati edili e della normativa antisismica, non è passato inosservato all'opinione pubblica. Ma anche scatenato le reazioni del mondo politico. Il titolare della concessionaria infatti è Mario Maggioli conosciuto in città anche per il suo ruolo di segretario dello Sdi (socialisti), partito che esprime un assessore ai Lavori pubblici, Loretta Villa, e un consigliere, Stelio Bossoli.
La struttura è stata costruita nel 1998, ma non esiste alcuna concessione edilizia, come ha spiegato lo stesso legale di Maggioli, l'avvocato Silvio Campana: "Il titolare voleva comunque regolarizzarsi, credo che sia un particolare molto importante. Di fronte al giudice faremo valere il fatto che la proprietà ha presentato un'osservazione al Rue (Regolamento urbanistico edilizio), accolta dall'amministrazione, che prevede la possibilità di esercitare l'attività commerciale di quel tipo in quella zona. La questione poteva essere risolta già in passato, con un condono, ma non so per quale ragione non è stato fatto".
Intanto il capannone è rimasto lì per 12 lunghi anni. Ed è ovviamente polemica: "E' impossibile che nessuno non sapesse - commenta Renata Tosi (Lista civica) - voglio che si risponda in termini politici all'accaduto, qualcuno dovrà dimettersi, oppure sono tutti beati e tranquilli? A Riccione, dopo tutti questi anni in cui si è fatto tutto e il contrario di tutto restando impuniti, necessita di un po' di moralità. Chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità e vada a casa». Il dito è puntato verso i socialisti che nell'ultimo decennio hanno ricoperto a fasi alterne gli assessorati all'urbanistica ed edilizia privata. Dal canto suo la Villa si è già dichiarata estranea a quanto accaduto: "Sono pratiche che non ha mai trattato e non conosco", ha detto.
L'ordinanza di demolizione entro 90 giorni è stata emessa dal Comune nel maggio scorso. Dopodichè la proprietà ha fatto ricorso al Capo dello Stato, in alternativa al Tar. Tutta la documentazione poi, come previsto dalla normativa è stata trasmessa alla procura, considerato che l'abuso edilizio è un reato che viene colpito penalmente. Procura che segue un iter a sé, e che ha deciso di inserirsi ponendo sotto sequestro la struttura, prima che il Capo dello Stato si esprimesse. Un eventuale risposta del Capo dello stato a questo punto potrebbe risolverebbe il caso in via amministrativa, ma i tempi sono lunghi e per sapere come andrà a finire occorrerà aspettare qualche mese.

 

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