Il talebano in giacca e cravatta

RIMINI - Notizie satira - mer 17 nov 2010
di Nando Piccari

Non tutti tengono famiglia
Ma quando si tratta di bunga bunga perfino Giovanardi torna laico

Abituati alla televisiva visione di Talebani con la barba lunga, il pakol in testa e l'aria minacciosa, è rassicurante che ogni tanto ci venga ricordato che da noi ce n'è invece uno in giacca e cravatta, ben rasato e travestito da Sottosegretario alla Famiglia. Sì, se Giovanardi non aprisse mai bocca, oltre a non privarci di alcun contributo culturale, difficilmente riconosceremmo in lui un "Talebano d'Occidente", nostalgico della Santa Inquisizione, alla costante ricerca di infedeli da incenerire con i suoi terrificanti anatemi in salsa modenese. Giorni fa ha avuto l'insperata opportunità di presiedere la Conferenza sulla famiglia, a causa di una leggera "indisposizione da bunga bunga" dell'amico di Lele Mora che, fra una barzelletta e una festa in villa, funge da Presidente del Consiglio. A dire il vero, in quell'occasione il suo collega "socialista" Sacconi ha provato a contendergli il primato di fondamentalismo, affermando di voler riconoscere «benefici solo alla famiglia fondata sul matrimonio», che è un po' come dire "ci son figli e figliastri". Ma non c'è stata partita, perché Taleban Giovanardi l'ha surclassato con una bordata da novanta, a difesa dell'ultra-sanfedista Legge 40 «minacciata dal Far West della provetta», come lui chiama la speranza di paternità e di maternità che tante coppie infertili vorrebbero poter affidare ad un sano e compiuto percorso di procreazione assistita. Pare addirittura che ora stia convincendo l'on. Roccella, Sottosegretaria alla Salute e Superiora dell'Ordine delle Radicali Addolorate, a far affiggere nei reparti di neo-natalità la seguente preghiera: Chi procrea nel proprio letto a Gesù non fa dispetto. / Chi lo fa per altra via non è figlio di Maria. / Sia colpito da saetta chi procrea con la provetta. Un soprassalto di tollerante laicità Giovanardi l'ha però avuto quando ha condannato «il chiacchiericcio» sul "caso Ruby", sostenendo l'insindacabilità della vita privata delle persone. Qui ha ragione, tanto più che ormai è chiaro come a compromettere l'immagine di Berlusconi sia l'eccesso di generosità di cui va giustamente fiero e che la stessa Ruby gli ha riconosciuto, arrivando a definirlo «come la Caritas». Nell'aiutare le giovinette dall'esistenza tormentata ognuno adotta lo stile che più gli si confà: Don Oreste le toglieva dalla strada per portarle nelle tante "case famiglia" intitolate a Papa Giovanni; "Berluscaritas" le distoglie dalla lap dance per condurle nelle tante "case con piscina" intestate a Papi Silvio. La smetta dunque il Copasir di D'Alema di considerare un pericolo per la sicurezza nazionale il fatto che nelle case del premier ci sia chi entra e chi esce senza controlli: solo perché ogni tanto vi trova ricovero qualche escort, vogliamo farle diventare "case chiuse"? In quanto poi alla piccola bugia sulla "nipote di Mubarak", come non capire che anch'essa è il segno della sensibilità umana di chi, dall'alto della sua carica politica, ha voluto far sentire importanti anche i servitori dello Stato a cui ha chiesto quel piccolo favore?

P.S. Per ritorsione contro la decisione di aprire le sedute del Consiglio Provinciale con "L'inno di Mameli", la Lega chiede ora di affiancarvi pure "Romagna Mia", di cui pare essersi impossessata. Ma il suo inno non era "Questo è il ballo del qua qua"?

 

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