Un destino da rinnegati
Fini, Berlusconi e gli elettori
In Italia non si fanno riforme ma abbondano le congiure
Credo che la cosa più pesante nella vita di una persona sia il destino, o quello che gli indù e i buddisti chiamano karma. La conseguenza delle azioni. Il Vangelo si riferisce a questo quando narra che i giudei gridarono "Il sangue di costui ricada su di noi e sui nostri figli" allo scopo di spingere Ponzio Pilato a condannare Gesù. La frase è probabilmente dovuta a un apologeta cristiano che voleva in tal modo giustificare la colpa eterna degli ebrei. Uno dei miti che ha causato maggiori sofferenze al popolo di Israele.
Il destino è dunque ciò che deriva dalle azioni umane. Fatte o subite. E si imprime come un marchio su persone e popoli, a volte per secoli.
Questo marchio è a volte così profondo che sembra impossibile cancellarlo, qualsiasi cosa si faccia. Diventa una profezia auto-avverante, come si usa dire.
E' come una donna che subisce il marchio di ‘donna facile'. Se tutti ci credono, gli uomini si rivolgeranno a lei solo per un'avventura, e se lei cercherà di costruire un rapporto serio e continuativo, la prenderanno in giro e si approfitteranno di lei per timore che il resto della società li derida. In tal modo, questa persona sarà costretta a diventare ciò che gli altri credono che sia. Liberarsi da trappole come questa è molto difficile.
Non solo, ma spesso pare che le persone e i popoli si dedichino con masochismo ostinato a perpetuare i luoghi comuni che li etichettano: i francesi sembrano spesso orgogliosi della loro arroganza, gli inglesi della loro altezzosità, i tedeschi della loro durezza, e così via.
Noi italiani, a partire dalle guerre civili del I secolo a.C. tra le fazioni romane, per le sanguinose congiure dell'Impero, e poi per il machiavellismo del Rinascimento, e per i cambi di alleanze nelle guerre mondiali, siamo etichettati come infidi, traditori e dediti ai complotti. Non affrontiamo il nemico apertamente ma lo pugnaliamo alle spalle.
Questo non è piacevole, anche se non è del tutto falso. La nostra cultura levantina e mediterranea, il diffuso servilismo dovuto alla mancanza di democrazia e di diritti, il cattolicesimo mal inteso in cui la confessione lava tutto senza alcun pentimento, il comunismo stalinista in cui chi comanda fa fuori per primi i nemici interni, tutti questi elementi e altri hanno portato a considerare come veniali la doppiezza e la menzogna, il rompere i patti, la malafede e l'opportunismo.
E' veramente strano come tutta la vicenda Fini-Berlusconi non desti nel resto del Parlamento e nel Paese una reazione di semplice repulsione. A ragione o a torto, Fini si era impegnato in un nuovo partito. Non solo, ma la tradizione di destra fa della fedeltà un dogma.
Sto ascoltando proprio ora Radio 3, dove esperti targati sinistra si sperticano in lodi e incoraggiamenti al leader di Futuro e Libertà. Ma lo fanno solo perché pensano gli faccia comodo, non perché lo credono veramente. Quando fu Mastella a cambiare idea, era svergognato come se fosse Giuda Iscariota.
Rompere un patto pubblico, io penso, è molto grave. L'unica ragione per farlo è che il patto sia stato stipulato con l'inganno. Insomma che Fini sia venuto a conoscenza, o abbia capito delle cose, solo dopo aver dato la propria parola. E queste cose devono essere di estrema gravità. Ma, se lo sono, è dovere di chi ha fatto questo patto denunciarle pubblicamente come intollerabili. Molti elettori (incluso il sottoscritto) potrebbero comunque pensare che un leader importante come Fini è tenuto a informarsi meglio prima di stipulare un contratto politico. Non è come comprare un salame dal contadino e scoprire che è rancido.
Invece, quella a cui assistiamo è una congiura di palazzo, lenta, complessa e incomprensibile, condotta con diffamazione, insulti, insinuazioni, colpi alle spalle, indecisione, fumosità e soprattutto completa indifferenza per gli elettori.
Spero che i lettori vogliano distinguere, nel mio discorso, il merito dal metodo. Fini e i suoi hanno molte ragioni e argomenti validi. Ma non si può fare un partito nuovo, vincere le elezioni, proclamare che si faranno dei miracoli e poi dopo un anno dire "Ho cambiato idea. Il mio alleato è un nemico dell'Italia". In qualsiasi paese serio un politico di questo tipo sarebbe considerato o uno sciocco o un traditore. Invece ora è un eroe. Ma è possibile essere un popolo così stupido? Se il proprietario di un albergo facesse la stessa cosa col cuoco che ha assunto, tutti lo reputerebbero un incapace. Invece noi continuiamo a pagare lo stipendio a questi signori.
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